Arabia, prima violentata poi condannata a 90 frustate

Ryiahd - La sharia, la legge islamica, è inflessibile. Non si possono avere contatti in pubblico tra uomini e donne estranei. E una ragazza saudita di 19 anni, rapita sotto minaccia di un coltello, stuprata e picchiata in seguito da suo fratello, è stata condannata a 90 frustrate per aver incontrato da sola un uomo che non era suo parente. In un’intervista al giornale Saudi Gazette, la ragazza, indicata solo come "G", racconta di essere stata minacciata oltre un anno fa da un uomo che, se lei avesse rifiutato di incontrare, avrebbe raccontato alla famiglia della sua relazione al di fuori del matrimonio. Ma dopo aver lasciato in macchina il centro commerciale dove si erano incontrati, l'uomo e la ragazza sono stati sequestrati da un gruppo di uomini armati di coltelli da cucina, i quali li hanno portati in una fattoria dove la giovane è stata stuprata 14 volte.

Le condanne Per lo stupro sono stati arrestati cinque uomini e condannati a pene da dieci mesi a cinque anni di carcere. Ma i giudici della città di Qatif, nell'Est del Paese, hanno anche deciso di condannare la ragazza e l'uomo alla fustigazione per essersi appartati in auto. "Sono rimasta scioccata", ha detto la giovane - che ha fatto ricorso in appello - aggiungendo che uno dei giudici le aveva detto che era stata fortunata a non essere stata condannata al carcere. La ragazza ha inoltre rivelato al giornale di essere stata picchiata dal fratello, perché lo stupro aveva attirato vergogna sulla famiglia. Fouziyah al Ouni, definita una militante per i diritti delle donne dalla Saudi Gazette, ha commentato indignata: "Condannandola a 90 colpi di frusta, fanno passare il messaggio che è colpevole. Nessuna vittima di stupro è colpevole".