Aracri (An): «Fini l’asso giusto per il Campidoglio»

Sabato prossimo si svolgerà il congresso regionale di An. Ne parliamo con l’attuale coordinatore, Francesco Aracri.
Sarà ancora in corsa per ricoprire il ruolo di coordinatore regionale?
«Correrò per dare seguito al lavoro svolto in quest’ultimo anno e mezzo e per completare, spero con successo, un’opera di forte collegamento con i vari territori regionali che prima mancava. In questo quadro, ovviamente, vanno sommati i sette congressi provinciali svolti che hanno segnato un momento di forte partecipazione tra gli iscritti e i simpatizzanti, e che hanno creato, parallelamente, un solido legame con il mondo dell’associazionismo. I cittadini pretendono che la politica sia partecipata, proponga cose concrete, nuove idee e che guardi al futuro. E An già da un pezzo ha intrapreso questa strada».
Sarà una candidatura unitaria o, alla fine, accadrà come per il congresso della Federazione romana che ha visto sfidarsi due contendenti?
«Salvo sorprese dell’ultima ora, la mia dovrebbe essere una candidatura unitaria. In caso contrario né mi offenderebbe e né mi stupirebbe perché fa parte della logica democratica».
Fini ha annunciato che la Cdl è pronta a calare i suoi assi per la corsa al Campidoglio nel caso Veltroni decidesse, il 14 ottobre prossimo, di dimettersi. Il suo asso preferito?
«Partendo dal presupposto che An ha un forte radicamento a Roma e nel Lazio e che noi ci spenderemo sempre per la massima coesione dell’intera Cdl, credo che l’asso giusto, purché sia uno (e non tre o quattro come per l’ultima corsa al Campidoglio), sia proprio Fini. Nel caso ci fosse data quest’opportunità, vorrei evitare strumentali «giochini» al rialzo da parte di qualche alleato. Le ultime tornate amministrative sono state chiare: se si è uniti si vince, se si esasperano i tatticismi si perde. Prima di affrontare questi discorsi, però, occorre sapere con certezza se Veltroni opterà per fare il leader del costituendo partito democratico».
Che idea si è fatto della vicenda Storace?
«Un’idea molto semplice. Storace sostiene di essere in disaccordo con Fini ma, ancora oggi, non riesco a capire quale sia il vero motivo del contendere. Le posizioni politiche di An, fin dalla sua nascita, sono sempre state oggetto di discussioni e di analisi; nell’assemblea nazionale, nella direzione nazionale e nell’esecutivo. Organismi dei quali Storace ha fatto parte fino a ieri votando sempre a favore della linea di Fini».
Lei è anche consigliere regionale. Come definirebbe l’attività svolta sin qui dalla giunta Marrazzo?
«Per definire la giunta Marrazzo bisognerebbe partire dai suoi risultati concreti. Ma su temi quali infrastrutture, sanità, ambiente, formazione, precariato, costi della politica e deficit vari, a oggi si attendono ancora risposte esaurienti. Purtroppo era scontato che finisse così. Marrazzo, del resto, è troppo impegnato a regolare il traffico all’interno della sua maggioranza e a promuovere e avallare operazioni di trasformismo politico per pensare anche ai reali bisogni dei cittadini».