ARANCIONE, SFUMATURA SANDRO

Il fatto che La Repubblica-Il Lavoro pubblichi ogni giorno un’apposita rubrica satirica che se la prende rigorosamente con il centrodestra è un fatto, diciamo così, particolare. Ancor più particolare perchè arriva in una città in cui Comune, Provincia e Regione sono amministrati dal centrosinistra. E la satira, in generale, si dovrebbe fare contro chi sta al governo, non contro chi è all’opposizione. Ma a Genova è così.
E quindi il fatto che sull’edizione ligure di Repubblica Enrico Musso e Sandro Biasotti siano sbertucciati un giorno sì e l’altro pure, nella rubrica Il Lanternino, è quasi una patente. Un riconoscimento pubblico del fatto che sono ottimi candidati e ottimi politici. Mentre, ovviamente, c’è da preoccuparsi quando gli amici del Lavoro elogiano un rappresentante del centrodestra. Nove su dieci è un abbraccio mortale. Anche perchè non è che Franco Manzitti e i suoi capiscano benissimo il popolo della Casa. Sono ottimi giornalisti, per carità; conoscono l’establishment genovese meglio di chiunque altro e ne sono parte integrante; ma forse, come dire?, non hanno proprio il polso sui moderati. Fanno (bene) il loro Lavoro, ma con il centrodestra c’entrano come i cavoli a merenda.
Insomma, questo pistolotto per dire che questi continui attacchi di Repubblica sono tutte medagliette per Musso e Biasotti.
Ma se di Musso abbiamo detto spesso e volentieri in questi giorni, è su Biasotti che vogliamo concentrarci oggi. Solo per dirgli bravo. Solo per apprezzare il modo in cui ha saputo cambiare. Solo per dire che il nuovo Biasotti è già pronto per dare il terzo assalto alla Regione.
Perchè Sandro, caso raro fra i politici, ha saputo rimettersi in pista, ricominciare da zero. Dopo un lungo anno passato ad elaborare il lutto della sconfitta («mi vergogno davvero ad aver perso contro uno come Burlando» sorride con amara autoironia), l’ex governatore è sceso in strada. Parla con tutti e ascolta tutti, come mai aveva fatto da presidente della Regione. E, seguito come un’ombra dal fido Roberto Dotta, suo vero amico, è riuscito a ristabilire il dialogo diretto con il suo elettorato. (...)