Arbitrato, il Milan chiede lo scudetto dell’Inter

da Roma
I giochi sono fatti, gli assi sono stati calati ma il risultato finora è di zero a zero. Ieri, nella sala conferenze dello stadio Olimpico, è andato in scena l’ultimo atto di calciopoli con Juventus, Lazio e Milan (questa mattina alle 9,30 toccherà alla Fiorentina) che hanno esposto alla Camera di Conciliazione e Arbitrato del Coni le ragioni per le quali dovrebbero essere cancellate o ridotte le penalizzazioni inflitte dalla Corte Federale. Una lunga serie di argomentazioni giuridiche davanti a cinque «arbitri»: il presidente Pier Luigi Ronzani e Guido Cecinelli, Marcello Foschini, Luigi Fumagalli e Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica, che dovrebbero portare, secondo gli intendimenti dei club, anche all’eliminazione delle giornate di squalifica e delle forti ammende che, in sede di conciliazione, erano state temporaneamente sospese.
Gli arbitri scioglieranno il lodo tra il 25 e il 30 ottobre con «sentenza semplificata» e motivazioni succinte (procedura accettata dalle società) e solo allora le classifiche di serie A e B potranno considerarsi definitive. Anche perché manca l’Arbitrato della Reggina, partita da -15 nella massima categoria. E l’aria che si respira è delle più buoniste. Tra i giudici, i legali dei club e quelli della Federcalcio si è infatti instaurato un clima di grande cordialità. Proprio questi ultimi, gli avvocati Mario Gallavotti e Luigi Medugno, assistiti dai colleghi Mazzarelli, Iodice e Freni, che in sede di conciliazione non avevano affatto «conciliato», hanno comunque lasciata aperta una porta: via le squalifiche di campo e le ammende e, perché no, anche qualche punticino. Non tanti, forse 10 per la Juve, da 5 a 2 per le altre, ma comunque già questa è un’apertura.
Al punto che il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, dopo l’audizione durata 95 minuti, si è lasciato andare a un cauto ottimismo. «Ci aspettiamo una sostanziosa riduzione delle pene», le parole del numero uno juventino. «L’azzeramento dei 17 punti di penalizzazione? È solo una speranza... Comunque è andata come ci aspettavamo. Sono soddisfatto perché è stato un dibattito serrato in cui abbiamo fatto valere le nostre argomentazioni e la controparte ha fatto altrettanto. Ora da parte nostra c’è grande fiducia, quindi sono ottimista. Arrivare in A? La promozione la dobbiamo conquistare sul campo, settimana dopo settimana, partita dopo partita». E sulle polemiche delle squadre rivali tra i cadetti, Cobolli Gigli ha smorzato i toni: «Ho buoni rapporti con De Laurentiis e anche con il Genoa, pur se non conosco personalmente il suo presidente Preziosi. I rapporti in Lega con gli altri club di B sono sereni. Comunque questo qui è il nostro ultimo atto, non ci saranno altre udienze». Niente Tar, quindi. La Juve si ferma qui, non accampa vizi procedurali sul primo processo alla Caf e rinuncia anche a chiedere l’audizione di testimoni. Difesa soft davanti agli «arbitri» anche da parte dell’avvocato Franzo Grande Stevens, ex presidente prima di Cobolli, che ha fatto rilevare come i punti sottratti ai bianconeri: 91 nello scorso campionato e i 17 attuali in B, siano una esagerazione. «E un dieci per cento in meno, su 108, sarebbe molto gradito», la battutina maliziosa di Cobolli che spera di veder cancellati almeno 10 punti di penalizzazione tra i cadetti.
«Clima sereno, giudizio sereno, penso di averli convinti e lo sconto, anzi l’azzeramento, ci è dovuto», così dopo l’ora di audizione l’avvocato Leandro Cantamessa, legale del Milan. Che poi cala l’asso sullo scudetto assegnato a tavolino all’Inter: «Chi dice che non l’abbiamo chiesto? Anche perché il Milan non ha colpe e quindi ci toccherebbe», facendo chiaramente capire che il Milan vuole il titolo 2005/06. «I fatti sono sempre quelli, Meani è marginale, ma è incomprensibile la condanna di Galliani con conseguente responsabilità del Milan. Ricordiamo che noi siamo andati in Champions attraverso i preliminari, i giocatori non hanno fatto vacanze e questo è fortissimamente afflittivo. Acceteremo comunque le decisioni dell’Arbitrato e non andremo al Tar. L’atteggiamento mediatico è fortemente contro il Milan, mentre l’Uefa ha già dimenticato tutto e ha scritto cose senza crederci».