Arbitrato Rai, cos'è e come funziona

La procedura a cui è ricorso Santoro è prevista dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori, ma
è regolata anche da un accordo sindacale interno alla Rai

Milano - La richiesta di procedura arbitrale, alla quale ha fatto ricorso Michele Santoro contro la sospensione di 10 giorni decisa dal direttore generale Mauro Masi, ha bloccato l’esecutività della sanzione e permette la messa in onda delle prossime due puntate di Annozero. La procedura è prevista dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori, ma è regolata anche da un accordo sindacale interno alla Rai.

L'articolo 7 dello Statuto dei lavoratori La norma stabilisce che il lavoratore, al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare, può chiedere nei venti giorni successivi la costituzione di un collegio di conciliazione ed arbitrato. La sanzione disciplinare resta così sospesa fino a che il collegio non si pronuncia. Non si esclude, però, la possibilità, in particolare del datore di lavoro di non accettare l'arbitrato, chiedendo il parere di un giudica. In questo caso, la sanzione disciplinare resta sospesa però fino alla definizione del giudizio.

Le regole interne alla Rai In virtù di un accordo sindacale siglato tra i rappresentanti aziendali della Rai e l’Usigrai, il sindacato dei dipendenti, la decisione, nel caso dell'azienda di viale Mazzini, non è presa da un collegio, ma da un arbitro scelto tra una terna di ex dipendenti. Al momento può essere nominato, con un sorteggio o con un accorto tra azienda e sindacati, uno tra Vittorio Fiorito, Francesco Sanno e Bruno Marruzzo. Dipendente e datore di lavoro possono farsi assistere da un rappresentante (per Santoro dovrebbe essere il segretario dell’Usigrai, Carlo Verna) e dagli avvocati. L’arbitro designato sente le parti in causa, acquisisce la documentazione, fa un tentativo di conciliazione e prende la decisione. Non sono previsti limiti di tempo, ma in genere la decisione viene presa entro un paio di mesi.

I precedenti Non è la prima volta che dipendenti Rai fanno ricorso alla procedura arbitrale. Nel 1994, ad esempio, uno degli autori di Blob, Marco Giusti, venne sospeso per 10 giorni per una frase contenuta nel programma ritenuta offensiva nei confronti di Silvio Berlusconi, ma l’arbitro gli diede ragione. Nel 2000, in seguito alla trasmissione sul Tg1 di immagini pedopornografiche, il direttore Gad Lerner si dimise ed alcuni dipendenti furono sospesi. Due di loro fecero ricorso all’arbitro e la sanzione fu annullata. Nel 2008, l’allora direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, si rivolse all’arbitro contro la sospensione di 10 giorni inflittagli dall’ex dg, Claudio Cappon. In quel caso, però, il lodo arbitrale non si svolse mai e la vicenda finì nelle aule del Tribunale.