Arbitri in fuorigioco: arriva l’onda verde di Agnolin

Ecco i giovani «fischietti» che sostituiranno i sospesi. E l’uomo di Bassano parla di «sudditanza con connotazione economica»

Gian Piero Scevola

Arbitri si cambia. E questo si sapeva da un pezzo, da quando i vari De Santis, Rodomonti, Bertini, Dondarini, Gabriele, Messina, Rocchi, Racalbuto e Tagliavento sono stati sospesi insieme a 11 assistenti. Con Gianluca Paparesta bloccato e a rischio di stop. E se la giustizia sportiva farà piazza pulita anche nel settore arbitrale, si pone il grosso problema di chi guiderà l’Aia nella prossima stagione e quale affidabilità potranno dare i fischietti di una Can falcidiata. Autosospesosi Tullio Lanese (ma forse le dimissioni sarebbero state la mossa più giusta), il commissario Guido Rossi sembra intenzionato ad affidare i fischietti al suo vice Settembrino Nebbioso che, in attesa di consegnare il tutto a Pierluigi Collina, potrebbe affidarsi per i prossimi tre mesi alla competenza e alla bravura di Luigi Agnolin, presidente del Settore giovanile e scolastico.
«Attualmente sono contento del mio ruolo nel Settore giovanile, dove i comportamenti, i valori etici e culturali hanno possibilità di emergere», afferma il 63enne Agnolin. «Non mi permetto di dire né di chiedere, deciderà il commissario. Certo è che provo un senso di totale avvilimento, la consuetudine era quella di accettare tutto e di tutto in una sorta di doping comportamentale». Agnolin, che si era dimesso dall’Aia nel 1992, non crede agli arbitri stranieri, ma esalta soprattutto il lavoro fatto da Maurizio Mattei nella passata stagione e dalla sua «onda verde».
«Non bisogna disperdere quanto fatto di buono da Mattei, il rinnovamento sostanziale apportato - continua -. Basti pensare che i giovani hanno diretto 151 gare in serie A su 380, mentre erano soltanto 47 due anni fa». Tutti i primi anni (Ciampi, Gava, Herberg, Lops, Marelli) hanno arbitrato due partite in A, alcuni esordendo addirittura prima di Natale: cosa mai successa in passato. Con i vari Banti, Bergonzi, De Marco, Paolo Mazzoleni e Pantana che hanno triplicato le loro apparizioni nella massima categoria. Agnolin, che a suo tempo fu anche designatore in serie C, sa guardare lontano e, se in 10 dovranno smettere, ecco pronti altri 10 per sostituirli tra i magnifici 40 della Can di A e B. Non vuole far nomi, il barbuto Gigi, ma è semplice elencarli: in pole position Andrea Gervasoni (Mantova), Antonio Damato (Barletta), Antonio Iannone (Napoli), Fabrizio Lena (Ciampino), Massimiliano Velotto (Grosseto) seguiti, a una incollatura, da Daniele Orsato (Schio), Nicola Pierpaoli (Firenze), Christian Zanzi (Lugo), Domenico Celi (Bari) e Denis Salati (Trento). Questa la punta dell’iceberg, ma da tenere in considerazione sono anche Barbirati (Ferrara), Valeri (Roma) Bo (Genova), Russo (Nola), Stallone (Foggia), Baratta (Salerno), Pinzani (Empoli) e Marrocco (Pisa). Insomma, carne al fuoco ce n’è e Agnolin è sicuro della bontà del livello periferico arbitrale: «Bisogna preservare l’immagine e la passione dei tanti che arbitrano sui campetti di periferia, sono loro la vera forza dell’arbitraggio».
E alla base dico che è sbagliato inseguire soddisfazioni monetarie, quando l’integrità morale non ha prezzo. «Ero stato multato nel 2003 perché avevo parlato di “sudditanza psicologica”, ma ora la connotazione economica appare evidente, anche se non si è mai sentito parlare di soldi, ma la connivenza di certe situazioni, la creazione di gruppi organizzati tendenti a raggiungere un certo benessere, è evidente. Ma chi ci potrà garantire che in futuro certe cose non capitino più?». Ma è su Paparesta che Agnolin si tappa la bocca, anche se qualche giorno fa si era lasciato scappare «è auspicabile che molti dei protagonisti di queste vicende finiscano fuori dal settore». Insomma, che diventino ex arbitri.