Arbitri, mettetevi l’elmetto Abete si chiede: dov’è la Lega?

BESTEMMIE Da questo turno scattano le sanzioni per le imprecazioni in campo

Occhio alle bestemmie. Da ieri sera è severamente proibito farsi cogliere in castagna con la parolaccia sulle labbra. Lo sanno tutti, arbitri e calciatori: che nessuno prenda cappello per eventuali provvedimenti. Occhio alle telecamere, naturalmente anche se qui il discorso si fa serio ed è meglio soprassedere rispetto alla prova tv, poiché la copertura (telecamere dislocate) di tutte le partite di serie A e serie B non è uniforme. Non solo: ci sono registi che rispondono ai club invece che a Sky (avviene con la Juve).
Occhio alle bestemmie, d’accordo, ma è bene che nel frattempo gli arbitri indossino l’elmetto. Da qui alla fine del torneo, metà maggio, ogni verdetto può essere ribaltato: perciò le antenne sono ritte, le sensibilità elevate alla massima potenza e tutte le occasioni buone per rovesciare sugli arbitri la responsabilità di ciascun passo falso. Naturalmente la resa dei fischietti deve migliorare. Certi errori (per fare un esempio: il mani di Nenè non visto a Udine da Trefoloni e il rigore ignorato da Rosetti a Firenze contro il Milan) non si possono giustificare. È la credibilità del calcio a essere messa in discussione. Collina non ha solo incassato le stoccate dei Della Valle e le critiche di altri presidenti. Ha rifilato sulle spalle di Rosetti delle scudisciate, giudicando il mancato rigore segnalato durante Fiorentina-Milan «inammissibile» per uno della sua esperienza e della sua quotazione. Ma si è anche consolato con la prova di Tagliavento al culmine del rodeo Inter-Sampdoria. «Pensate se col sorteggio la sfida fosse stata assegnata a un arbitro di minore personalità» il suo commento privatissimo che anticipa il suo no al sorteggio.
Occhio agli equivoci. È di queste ultime ore il tentativo di trasformare Cambiasso da protagonista di un inqualificabile episodio (aggressione nei confronti di un collega della Sampdoria, sancito da squalifica di 2 turni) in vittima di una curiosa ingiustizia. Il ricorso nerazzurro è stato infatti corredato (pur sapendo che l’effetto sarebbe stato nullo) da una dichiarazione di Gastaldello, indicato dagli ispettori della procura federale come la vittima dell’aggressione. La corte federale ha fatto bene a non tener conto del «papello» per due motivi: 1) perché in linea di principio se si lascia a un calciatore la facoltà di assolvere un collega, magari spinto dalle pressioni di un procuratore o dalla promessa di un futuro ingaggio, s’imbocca una china pericolosa; 2) perché nel caso in questione la tentata aggressione c’è stata, solo che nell’agitato clima dell’intervallo di Inter-Samp, Gastaldello, col numero 28, è stato erroneamente indicato al posto di Padalino, col numero 20, effettivamente «assalito» da quel cherubino di Cambiasso.
Altro equivoco sulla squalifica inflitta a Mourinho. Il portoghese ha affrontato l’arbitro Tagliavento, presente un esponente della procura, e gli ha detto: «La tua famiglia ti sta guardando in tv e si sta vergognando». Per questo più il gesto delle manette ha ricevuto 3 turni di punizione. L’obiezione pelosa è la seguente: perché l’arbitro non ha decretato all’istante l’espulsione di Mourinho lasciandolo negli spogliatoi? Come si capisce viene rovesciato l’onere: non è la forma (chi ha fatto squalificare Mourinho) che conta, ma la sostanza, la frase incriminata. Il portoghese ha offeso Tagliavento? Sì. Bene: che squalifica sia. Anzi. A voler essere dottor sottile, il fischietto di Terni ha lasciato l’allenatore in campo anche nella ripresa, regalandogli un tempo. Certo l’ha fatto per non trasformare San Siro in un albergo di Kabul: non si può chiedere a un arbitro di fare l’eroe.
Occhio infine a chi si defila. In federcalcio hanno apprezzato zero il silenzio assordante del presidente della Lega professionisti Maurizio Beretta. Come se le polemiche di questi giorni non lo riguardassero. «Si comporta come se fosse il presidente della lega anti-fumo» la battuta che circola a Roma.