Arbitri nel caos, si è dimesso il designatore

Non c’è pace per la categoria arbitrale. Non bastano rigori non concessi, gol fantasma, espulsioni contestati. Anche al termine di una giornata complessivamente tranquilla (recriminazioni solo a Udine per il rigore concesso al Milan e a Livorno per il gol-non-gol di Lucarelli), i fischietti italiani si ritrovano nella bufera. Senza più il loro designatore.
Il commissario della Can di serie A e B, Stefano Tedeschi, ha infatti fatto pervenire al presidente dell’Aia Cesare Gussoni una lettera di «irrevocabili dimissioni» in cui denuncia l’insopportabile e nocivo clima di veleni in cui gli arbitri si trovano a dover operare in Italia. Decisivo, probabilmente, il gran clamore suscitato martedì scorso dalla direzione di gara dell’arbitro Messina in Bologna-Juventus. Una scelta drastica, presa al termine del Consiglio Centrale di giovedì scorso. Un rifiuto forte dei meccanismi alla base del calcio italiano e una difesa strenua degli arbitri, «che non meritano, nonostante i loro errori, di continuare a vivere altri sei mesi di questo gioco al massacro».
Un passo indietro che giunge come un fulmine a ciel sereno, soprattutto per la relativa tranquillità della giornata di campionato. Contattato telefonicamente in serata, nel corso della «Domenica Sportiva», Tedeschi ha provato a spiegare con più chiarezza il suo gesto: «Bisogna capire che in questo modo non si supera il caos ereditato dallo scandalo di Calciopoli - ha esordito -. In questi giorni ho sentito allenatori, giocatori e dirigenti dire che questo direttore di gara non può più arbitrare, quest’altro va fermato. E questo non è ammissibile». I riferimenti? Sono da cogliere tra le righe. «Dall’inizio del campionato ci sono stati solo due deferiti: i presidenti Franza e Zamparini - ha proseguito Tedeschi -. Ma non ci ricordiamo gli attacchi che ogni domenica ricadono a valanga sugli arbitri? Non ci ricordiamo di Ancelotti e di tutti gli altri». Tutti gli altri, già. Anche se dopo aver citato l’allenatore del Milan l’ormai ex designatore si trincera dietro un «non voglio far nomi». (...)