Gli arbitri ripartono da Agnolin per far piazza pulita

Gian Piero Scevola

Allora è fatta, sarà Luigi Agnolin, 63 anni, il nuovo Commissario degli arbitri. Toccherà all’ex fischietto di Bassano del Grappa mettere quindi mano alla ristrutturazione di un settore, quello arbitrale appunto, nella bufera dopo le indagini della Procura di Napoli che hanno costretto allo stop 9 arbitri e 11 assistenti. Il Commissario straordinario Guido Rossi ha voluto dare un taglio netto al sistema e lanciare un preciso segnale alla categoria delle ex giacchette nere: il marcio va estirpato; ci vogliono personaggi autorevoli, carismatici e preparati; la vecchia classe dirigente formata da grigi burocrati deve sparire dalla circolazione. E con loro anche i tanti arbitri chiacchierati che non potranno certamente essere ripuliti con un lavaggio rapido e ripresentati nel prossimo campionato dopo i troppi veleni che li hanno coinvolti.
Agnolin, dunque, attuale presidente del Settore giovanile e scolastico (fortemente voluto da Sergio Campana che, a livello federale, ha in carico tale Settore), che nell’incontro di mercoledì scorso con Rossi ha messo sul piatto le tante cose da fare. Tra i due c’è stata subito intesa, ma Rossi non ha voluto procedere già la scorsa settimana alla nomina di Agnolin, rinviando tutto di dieci giorni, per attendere le conclusioni delle indagini da parte dell’Ufficio Indagini. Sotto accusa sono appunto i vertici arbitrali, con il presidente Tullio Lanese che si è comicamente autosospeso, mentre gli ex designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto sono stati bloccati dagli organi interni dell’Aia. È anche opportuno ricordare che i verbali dei carabinieri e le intercettazioni della Procura di Napoli non sono un’inchiesta federale della Figc. Toccherà poi alla Caf intervenire per evidenziare le irregolarità, le omesse denunce (vero Lanese?), le telefonate compromettenti dei designatori, le violazioni regolamentari da parte di Lanese che cambiava i regolamenti a suo piacimento, le complicità tra i direttori di gara e i dirigenti di società. Ma quando venerdì Borrelli presenterà la relazione al Procuratore federale, quello sarà il momento in cui Rossi annuncerà la scelta di Agnolin che rappresenta uno schiaffo all’attuale mondo arbitrale.
Perché, per la serie «oggi le comiche», quando i media hanno iniziato a ventilare i nominativi di Gigi Agnolin e Paolo Casarin come possibili “salvatori della patria” del fischietto, il vice presidente Cesare Sagrestani e i grigi componenti del Comitato nazionale Aia sono insorti, portandosi appresso (a loro dire) la solidarietà delle 212 sezioni arbitrali italiane, quando era ben risaputo di una dura ribellione da parte di Emilia Romagna, Abruzzo, Perugia e tante altre sezioni. La difesa del posto, la conservazione della «cadrega», questo sembra essere l’obiettivo degli attuali dirigenti arbitrali che non sono riusciti a estirpare la metastasi che in questi mesi li ha divorati e resi impresentabili.
Ben venga Agnolin, uno con le idee chiare, tanta esperienza e capacità e la voglia di cambiare; uno che con 225 gare in A e due mondiali alle spalle, non ha niente da imparare da nessuno.
Agnolin farà piazza pulita, creando un vertice piramidale dove da lui devono partire tutte le direttive. Con una grossa novità: per valutare i problemi Agnolin chiederà di avvalersi di un rappresentante dei calciatori e di uno degli allenatori. Un modo nuovo per avvicinare la classe arbitrale alle altre componenti del calcio, un modo diverso per toglierli dalla casa di cristallo nella quale si erano chiusi e che ha prodotto i danni sotto gli occhi di tutti. Un’Associazione arbitri finalmente liberata dai giochi della Lega, che dovrà rispondere solo alla Federazione.
Non verrà giubilato Maurizio Mattei (rischia invece Pieri in serie C) che nella scorsa stagione, con la sua onda verde e i tanti giovani lanciati, ha ben operato. Resterà, ma gli verrà preferito come designatore Stefano Braschi, un altro che la gestione Lanese aveva messo nel dimenticatoio. E Agnolin, che ha detto no agli arbitri stranieri, potrebbe avere in futuro come consigliere un grosso personaggio extra arbitrale, magari l’ex segretario Uefa Aigner o un manager come Franco Tatò o qualcun altro che dovrebbe mettere mano ai regolamenti e all’organizzazione interna. Agnolin ha accettato, il Settore arbitrale può finalmente cominciare a respirare un’aria nuova e più profumata.