Arbitri sull'orlo di una crisi di nervi

Il giorno dopo Catania: la Figc scarica tutto su Farina, Collina lo difende. E lui alla fine va in tv: "Ho sbagliato, ma saltando il terzo tempo volevo rasserenare gli animi"

«Va bene, facciamolo parlare. È forse il modo migliore per sdrammatizzare la situazione», con queste parole il presidente federale Giancarlo Abete ha autorizzato l’arbitro Stefano Farina a rispondere alle domande dell’Ansa e poi a intervenire in diretta a “Sera Sport” su Rai2. Una decisione storica, in futuro potrebbe consentire agli arbitri di rilasciare qualche dichiarazione a fine partita. È una vittoria di Pierluigi Collina che, in contrapposizione a Cesare Gussoni, suo diretto superiore, aveva lasciato trapelare questa possibilità in un recente dibattito. Ma vediamo cosa ha detto Farina che domenica sera è stato ironicamente contestato per oltre un quarto d’ora dal pubblico catanese al grido: «Farina facci un gol». Sul fuorigioco di Cambiasso: «Non si può negare l’evidenza davanti alle immagini, il gol non era regolare, andava annullato. È chiaro che c’è stato un errore. Ma la responsabilità non è solo dell’assistente (Cariolato, ndr), è anche mia, siamo una squadra o no?». Sul terzo tempo: «Non sono permaloso, ho saltato il terzo tempo con il solo obiettivo di mantenere sereno l’ambiente. In quei momenti ho semplicemente ritenuto opportuno rientrare subito nello spogliatoio senza fermarmi in mezzo al campo per non generare ulteriore tensione. È stata una scelta dettata dalla mia sensibilità arbitrale. Mi spiace che il mio comportamento sia stato frainteso. Il terzo tempo è un’idea condivisibile, da portare avanti come esempio di cultura sportiva». Sul suo futuro: «La mia carriera si chiude il 30 giugno, non dipende da me una proroga».

Farina ha detto molte cose, non tutte. In tv non ha calcato la mano sul giovane assistente Gianluca Cariolato di Legnago che il giorno prima l’aveva indotto in errore. Ma a fine partita aveva preso le distanze dal suo collaboratore («Non faccio il guardalinee») in risposta al presidente Pulvirenti del Catania che gli aveva fatto notare come Cambiasso fosse in fuorigioco di un metro. Dall’alto della sua esperienza aveva subito capito di aver sbagliato, che insomma non doveva dare retta alla segnalazione dell’assistente. «Ma come potevo da quella posizione dire di aver visto io meglio di lui?», la confessione fatta ai superiori. L’errore di Cariolato può essere paragonato a quello di un calciatore che sbaglia un gol ad un passo dalla porta perché l’azione era di facile interpretazione con Zanetti che colpisce di testa sulla linea dell’area di porta e Cambiasso che devia in rete all’interno dell’area piccola.

C’è anche un concorso di colpa. Perché Collina ha sbagliato designazione con l’Inter per la seconda settimana consecutiva. Nel penultimo turno aveva inviato a San Siro l’inaffidabile Tagliavento, reduce fra l’altro dalle polemiche di Fiorentina-Torino per un rigore dubbio assegnato a Mutu. Domenica sera ha privilegiato l’esperienza di Farina senza tenere conto dei suoi pessimi precedenti con il Catania. L’ultimo gravissimo. Nel derby con il Palermo del 2007 permise alla squadra rosanero di vincere con due gol irregolari. Un po’ di cautela, please.

In giornata Farina era stato preso di mira dall’interno del Palazzo per la mancata partecipazione al terzo tempo: «Le regole ci sono e vanno rispettate», ha detto Gussoni. E Collina: «Gli arbitro devono parteciparvi, serve a stemperare la discussione». Più severo ancora Campana: «Si può capire da un punto di vista umano, meno da un punto di vista istituzionale. Da arbitro dovrebbe dare l'esempio». Durissimo infine il presidente Abete in un’intervista a “La politica nel pallone” su Gr Parlamento: «Farina avrebbe dovuto dare il buon esempio anche perché, come si è visto a fine partita, il rapporto fra i giocatori è stato di estrema civiltà dopo una partita molto impegnativa. Sappiamo che la pressione sugli arbitri è forte, bisogna avere però la capacità di rispondere sia dal punto di vista professionale che da quello comportamentale». Come dire che il fischietto di Novi Ligure chiuderà a giugno con l’attività, altro che slittamento. C’è perfino chi parla di sue imminenti dimissioni.