Arbitri, la tolleranza zero voluta da Blatter funziona

Francia e Svizzera le nazionali con meno ammoniti. In 50 gare sono stati 19 i cartellini rossi, 269 i gialli

Gian Piero Scevola

Onore alla Francia, che si merita il premio fair play con appena 5 ammonizioni, anche se per la Fifa la nazionale più corretta è quella della Svizzera, considerato anche il rapporto tra falli commessi e subiti. Ma onore anche alle altre nazionali perché tutte hanno recepito il messaggio che Joseph Blatter ha mandato quando ha lanciato la campagna della «tolleranza zero». E tolleranza zero è stata, portata anche talvolta all’eccesso, ma comunque accettata, forse subita, però presa ad esempio per il futuro del football mondiale. Perché quello che sta avvenendo a Germania 2006 ha davvero dell’epocale.
In 50 gare sono stati esibiti 19 cartellini rossi, alla media di un espulso ogni due gare e mezza (2,63), e ci sono state 269 ammonizioni: oltre 5 gialli (5,38) a partita. E se le espulsioni sembrano essere poco oltre la norma, sono le tante ammonizioni a stupire piacevolmente, a dimostrazione che sventolare al momento opportuno il giallo, può essere un deterrente indispensabile per portare a termine nel migliore dei modi la tenzone calcistica. Ma quello che impressiona è che, delle 269 ammonizioni comminate, solo due sono arrivate per proteste. Incredibile, direte voi, ma vero. In Germania la parola d’ordine era: non protestare, così come non si sono viste trattenute per la maglia, mentre tutte le entrate da dietro, più o meno violente, sono state regolarmente punite. Certo c’è anche il caso curioso dell’inglese Graham Poll, che per cacciare un giocatore croato è costretto ad ammonirlo tre volte (e Poll, candidato alla finale, è stato subito rispedito a casa): «Ho scritto sul taccuino il numero 3 dell’Australia anziché quello della Croazia», la sua puerile giustificazione (ma che ci stavano a fare i due assistenti, il quarto e il quinto uomo?). Oppure lo svizzero Busacca, che in Argentina-Messico risparmia a Heinze un rosso, come intervento da ultimo uomo, che anche un arbitrino delle giovanili avrebbe punito con l’espulsione. Eppure non uno solo dei messicani si è permesso di dire qualcosa, hanno accettato la decisione penalizzante per loro, proprio come avevano fatto i tunisini quando il fischietto paraguaiano Amarilla aveva regalato il rigore decisivo a Shevchenko, dopo averne negato uno solare agli africani cinque minuti prima. Lo stesso Amarilla che in Togo-Svizzera, unico in tutto lo stadio, non aveva visto il penalty di Muller su Adebayor. E, anche se le cose peggiori sono arrivate dagli arbitri migliori, tutto è stato accettato, anche i due gol fantasma non concessi alla Francia. Insomma, un modo nuovo di accettare l’arbitro che questi mondiali vogliono esportare nelle 205 federazioni della Fifa.
E ben venga allora la quarta partita di Roberto Rosetti, record per un italiano, un Francia-Spagna da far tremare i polsi che però non mette in ansia il fischietto torinese. «A vedermi in Paraguay-Trinidad c’erano mia moglie e mia figlia, una festa sugli spalti - afferma Rosetti -, mentre in Italia tutte le partite sono una battaglia. Qui si respira un’aria diversa, un’atmosfera che bisogna a tutti i costi riuscire a portare nei rispettivi campionati. Questo è il messaggio della Fifa, questo il mio obiettivo». Se non è una svolta epocale questa...