Gli arbitri vogliono entrare nella «stanza dei bottoni»

Entro fine mese il procuratore Palazzi deciderà se deferire Inter e Milan per le plusvalenze

Soffiano venti di tempesta. Il calcio dietrolequinte continua ad agitarsi. Gli arbitri non ci stanno a chinare la testa davanti allo statuto proposto dal commissario Pancalli e all’idea d’essere «prigionieri» della federazione. Minacciano scioperi che per ora sono solo parole. Potrebbero diventare un muro contro muro. Pancalli fa sapere: «Qualcosa si può limare, ma niente di più». Gli arbitri chiedono autonomia economica, ieri ci sono stati contatti e mediazioni. «Abbiamo ancora 36 ore di tempo prima dell’assemblea di lunedì, ma gli arbitri non credano a un nostro passo indietro», racconta uno dei collaboratori di Pancalli. Gussoni, il presidente dell’Aia, ha in mano il fioretto di Zorro, pronto allo sfregio. Una soluzione potrebbe venire da una concessione in extremis riguardante la possibilità di far parte del comitato di presidenza (comprendente anche giocatori e allenatori) istituito dalla Figc: gli arbitri hanno scoperto di esserne fuori. «Ci vogliono tener fuori dalla porta a fare i cani da guardia», il commento più colorito. Del resto gli arbitri hanno una funzione sociale e per questo vanno più rispettati. Un recente studio socio-psicologico dice che gli italiani (il 67 per cento) usano l’arbitro come valvola di sfogo di depressioni e stress. I suoi errori sono essenziali perché la rabbia che scatenano, e la seguente sfilza di insulti e urla rivolti al poveretto, sono una sorta di valvola di sfogo alle frustrazioni accumulate tra vita e lavoro. Sembra una barzelletta ed invece è una teoria con tanto di percentuali pro e contro. Da qui l’importanza del non snobbare le rivendicazioni dei fischietti.
Dagli strepiti arbitrali ai silenzi delle indagini calcistiche il passo è breve. Ieri il procuratore federale Palazzi ha tenuto una riunione a Roma con tutti i componenti della Procura. Necessitava il punto della situazione. «Una riunione che facciamo ogni anno», ha appunto specificato il procuratore federale che, la prossima settimana, dovrà definire il lavoro sugli arbitri e sul doping amministrativo. L’indagine sugli arbitri e le esternazioni di Borrelli non hanno certo ricevuto il gradimento degli interessati che attendono di capire e sapere quale sarà la portata dei provvedimenti. Invece il problema del doping amministrativo, che ha rilanciato il coinvolgimento di Inter e Milan, darà alla luce gli eventuali deferimenti entro fine gennaio. Questa la promessa a luci spente del procuratore federale accusato da Borrelli di aver il malloppo (ritagli di giornali e due dichiarazioni) fra le mani da ben cinque mesi. Palazzi ha fatto intendere che la decisione sta tra il deferire oppure no. E chi vuol intendere, intenda.
Intanto è rispuntato dai suoi bemeriti silenzi l’ex vicepresidente federale Mazzini che ha attaccato tutti e, naturalmente, difeso se stesso. Con una punta di veleno per Carraro. «Quando ho respinto una sua proposta sul doping facendolo mettere a verbale mi ha detto: dovremmo mettere a verbale tante cose che hai detto al telefono. Tre giorni dopo sono cominciate le allusioni giornalistiche. In questa faccenda ci sono state tante bugie e falsi moralismi». E troppa gente che l’ha fatta franca.