CON ARBORE IL NUOVO AVANZA

La Rai degli anni Ottanta era profondamente cambiata e per molti dei suoi telespettatori non in meglio. Tuttavia, l'avvento della tv privata aveva dato una scossa e portato un soffio di aria nuova in un pachiderma condizionato dalla politica e dalla mentalità ministeriale. Quelli della notte, in onda dal 29 aprile 1985 tutti i giorni dalle 22 e 45 alle 24 con un successo sorprendente (punte di tre milioni di spettatori), fu il prodotto del cambiamento e della necessità di fare concorrenza alla libertà e all'estro della tv commerciale. Renzo Arbore, l'inventore del programma, aveva alle spalle uno show non canonico come L'altra domenica, ma Quelli della notte era tutt'altra cosa, un varietà anomalo che faceva il verso, parodiandoli, ai talk show e ai loro improbabili personaggi, proposti come veri. Altrettanto improbabili erano i protagonisti di Arbore. Riccardo Pazzaglia filosofeggiava sul «brodo primordiale», Massimo Catalano faceva affermazioni da Monsieur de la Palice del genere «è meglio star bene che star male», Simona Marchini sospirava davanti alle telenovelas imperanti sui teleschermi. E che dire di Marisa Laurito, petulante zitella in attesa di un fidanzato improbabile, di Maurizio Ferrini, comunista più sovietico che italiano, dalla fede incrollabile ma poi costretto a adeguarsi alla realtà, e di Nino Frassica nelle vesti di un Frate Antonino da Scasazza, instancabile narratore di feste paesane? C'era, poi, Andy Luotto che faceva la caricatura gustosissima di un musulmano, tanto da suscitare serie minacce da parte dell'Associazione dei Musulmani in Italia e da essere costretto a rinunciare al suo indovinatissimo personaggio. Ma altrettanto felice era Roberto D'Agostino con la sua ironia sui seriosi moralisti da video, più stupidi che intelligenti. Quelli della notte era, però, soprattutto Renzo Arbore, che guidava i suoi personaggi con l'arma della parodia, della caricatura, dei tormentoni musicali, talvolta addirittura della satira. Importante era anche il ruolo delle musiche e delle canzoni, come «Ma la notte no», eseguite da orchestre dai nomi improbabili come New Patetic Elastic Orchestra e come I Senza Vergogna. L'impressione era quella di uno show giocato sull'improvvisazione e sull'imprevisto. Chi ha avuto l'opportunità di seguire la registrazione del programma è rimasto colpito soprattutto dalla lucidità e insieme dalla leggerezza con cui Arbore riusciva a dare un senso preciso a ciò che sembrava cialtroneria, frastuono, volgarità, happening. Quelli della notte piacque molto perché smitizzava la seriosità e la stupidità di fondo di tanti profeti in servizio permanente della nostra tv.