Stile dell'abitare: otto archistar mondiali svelano le loro case

"Dove vivono gli architetti" rivela le stanze private di otto grandi architetti internazionali e il quotidiano di chi progetta le nostre abitazioni. Un viaggio originale fra architettura, design e tendenze contemporanee. La mostra evento allestita al padiglione 9 di Fiera Milano

Ma dove vivono gli architetti, o meglio, cosa sono e come sono le loro case? Che cosa narrano della vita quotidiana di chi è abituato a pensare e realizzare le case degli altri? Sono legate alla loro "poetica concettuale" che poi si riflette nelle committente, una sperimentazione assoluta e personale o altro ancora? Domande intriganti che trovano una risposta e affronto anche l'occasione di interpretare i diversi stili dell'abitare nella mostra evento Dove vivono gli architetti è allestita al Salone Internazionale del Mobile fino al 13 aprile al padiglione 9 di Fiera Milano.

La mostra è stata inaugurata alla presenza del presidente di Cosmit Claudio Luti, del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, del sindaco di Milano Giuliano Pisapia e dell'assessore alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca Cristina Tajani. Shigeru Ban, Mario Bellini, Doriana Fuksas, Marcio Kogan, Daniel Libeskind sono stati gli architetti che hanno fatto gli "onori di casa" presentando le proprie abitazioni, assieme ai curatori dell'evento Francesca Molteni e Davide Pizzigoni.

Evento culturale di grande impatto che ha come protagonisti grandi nomi dell'architettura mondiale che hanno aperto la porta di casa al Salone per svelarne i segreti (guarda il video). Così, attraverso installazioni originali e coinvolgenti, ispirate ai diversi modi di immaginare lo spazio domestico, la mostra propone un viaggio in esclusiva nelle "stanze private" di otto tra le più autorevoli archistar internazionali: Shigeru Ban, Mario Bellini, David Chipperfield, Massimiliano e Doriana Fuksas, Zaha Hadid, Marcio Kogan, Daniel Libeskind e Bijoy Jain/Studio Mumbai.

Lo scrittore Curzio Malaparte aveva battezzato "Casa come me" la sua villa sull’isola di Capri, progettata dall'architetto Adalberto Libera e costruita su un promontorio a strapiombo sul mare: e infatti è un racconto intimo e privato, che ricerca nei dettagli e negli spazi della quotidianità i segni e le tracce del modo di vivere l'architettura in culture e contesti diversi. "A room is the beginning of a city", ha affermato l'architetto Richard Rogers, definizione e intuisce che le residenze abitate dai massimi architetti contemporanei rappresentano l'espressione di una visione e di una poetica architettonica esemplificativa della cultura dell’abitare oggi. Il tema della casa, vista attraverso le “stanze” degli architetti, è l’avvio di una riflessione trasversale e originale su modalità, esperienze e tendenze dell’abitare contemporaneo.

Il concept dell'evento è ispirato dalla convinzione che fra tutte le discipline progettuali, l’architettura domestica sia quella più ricca di sviluppi e più aperta alla sperimentazione perché coniuga l'architettura al design. Un rapporto stretto, ineludibile e coinvolgente che si presta anche alla sperimentazione di percorsi inusuali dello stile dell'abitare.

La curatrice della mostra, Francesca Molteni – che per il Salone Internazionale del Mobile ha seguito “Design Dance” con Michela Marelli (2012) e “Un bagno di stelle” (2010) – è stata accolta nelle abitazioni private degli architetti per filmarne gli esterni e gli ambienti e li ha intervistati sulla poetica, l’ispirazione e le scelte che hanno guidato il loro percorso progettuale e professionale.

Con Davide Pizzigoni, architetto e scenografo, che da anni prosegue le sue ricerche sullo spazio della rappresentazione e collabora con i principali teatri d’opera internazionali, ha ideato il progetto per raccontare in uno spazio interattivo le “stanze” private attraverso video, immagini, suoni, testimonianze e ricostruzioni dal vivo che svelano stile, personalità, pensiero progettuale. Storie, se si vuole, che fanno parte della nostra storia.

"Il Salone è una preziosa risorsa dell’economia italiana – spiega Claudio Luti presidente di Cosmit – che non solo va preservata ma soprattutto arricchita con sempre nuovi servizi e progetti che rispondano alle esigenze delle imprese e dei visitatori internazionali, per aumentare la capacità attrattiva della manifestazione a Milano".

"Obiettivo della mostra – aggiunge – è di conoscere da vicino coloro che stanno cambiando il volto delle nostre città, la configurazione del paesaggio globale e l’immaginario collettivo, e suggerire nuovi modi di progettare gli ambienti domestici a tutte le latitudini. Compito del Salone del Mobile è anche questo, fare cultura per fare sistema".