Gli architetti che dimenticano di fare sport

Milano sembra aver dimenticato il suo passato, quando attorno alla fascia urbana gli architetti costruivano il quartiere San Felice, gli uffici Alfa Romeo, la sede della Mondadori, i complessi Snam, e in quella interna altre opere di alto valore come il Pirelli e la Torre Velasca .
Oggi si è affidata interamente agli stranieri, sempre in chiave di edilizia residenziale e commerciali, lasciando vuoti importanti in nuovi progetti, come quelli destinati allo sport. Pochi sanno che Roma ospiterà nel 2009 i campionati mondiali di nuoto, e l'architetto spagnolo Santiago Calatrava, del quale Venezia ospita di uno dei suoi discussi ponti (ma che in fondo salva la regola che le opere dei famosi architetti internazionali il nostro Paese le ammira ma non le digerisce) inaugurerà la città dello sport, con un impianto costituito da due spettacolari strutture a "ventaglio" destinate ad ospitare da una parte le più diverse discipline (15mila spettatori) e dall'altra il nuoto (4mila spettatori).
Poi palestre, laboratori, aule di formazione, centri fitness e riabilitazione, uffici e negozi, All'esterno pista di atletica, piscina scoperta e un grande parco.
Ci si domanda perchè in questo settore la nostra città non può vantarsi né ora né domani di avere opere di così alto valore architettonico, di grande interesse per il cittadino, di pratica utilità per migliaia di giovani. Ogni descrizione sullo sport milanese e le sue strutture, è fatta di progetti di quartiere e di zona, frammentati e di scarsissimo valore architettonico. Ecco, forse la sfida per l’Expo del 2015 potrebbe essere l’occasione giusta per rimediare alle nostre carenze. Anche in questo campo.