ARCHITETTO, CI RIPENSI E CI LASCI L’«AFFRESCO»

Avevo scritto: Renzo Piano è rimasto prigioniero del dibattito da lui stesso innescato sull’Affresco, un progetto che sta ricevendo tanti, troppi colpi di freno e nessuno di acceleratore, e soprattutto rischia di annegare in un mare di parole.
Ora l’architetto, che si è letto l’articolo, mi fa molto amabilmente sapere, dalla barca dove trascorre il fine settimana, che «sì, è vero, lo ammetto, è proprio così». In sostanza: aver invitato la città a discutere sul progetto di ridisegno integrale del water front è stato un errore, veniale, di fiducia e di ingenuità, ma pur sempre un errore, perché ha messo in moto una valanga di distinguo e di parole al vento, tanto da costringere l’Autore a chiamarsi fuori.
Posso dirmi per questo soddisfatto e appagato del «riconoscimento»? Neanche per sogno! Anzi, mi incavolo pure. Non con di Lei, architetto, ma questo è uno dei casi in cui avrei preferito essere contraddetto. Ne prendo atto, ringrazio e cerco di guardare avanti.
Perciò mi permetto di darLe un suggerimento, che non vuole essere un consiglio, se mai una richiesta rispettosa e pressante: non molli! Ne abbiamo già tanti, qua, di molli che però non mollano, niente: né i soldi da investire, né i cadreghini sui quali stanno seduti da tempo immemorabile e per chissà quale diritto imperituro.
Guardi, glielo dico col cuore: se si lascia prendere anche Lei dalla voglia di scolorire l’Affresco, se rinuncia anche Lei e se ne va in barca, è Genova che va in barca. Ma in un altro senso.
Qui c’è il rischio che ci si debba rassegnare per almeno tre generazioni. Tanto tempo ci vorrà, presumo, se andiamo avanti di questo passo, perché la Metropolitana arrivi a Brignole, le banchine del porto di Sampierdarena sbarchino il container numero 2 milioni (ora siamo a 1 milione e settecentomila), i cani che anche Lei tanto ama si trasferiscano dal lager di via Adamoli a un canile dignitoso (per gli uomini, non solo per gli amici degli uomini), e gli Erzelli si trasformino in Villaggio Hi Tech (anche quello, se non sbaglio, è un progetto Suo e del professor Carlo Castellano, un altro ostinato, inguaribile utopista che si incavola, ma non rinuncia). Poi ci sarebbe anche... ma forse è superfluo ricordare a lei e ai genovesi tutto quello che fornisce spunto alle immancabili tavole rotonde quotidiane.
Proviamo a cambiare? E allora, se vogliamo che la Nave di Genova possa virare alla boa, quella decisiva, con buone possibilità di vittoria, Lei, architetto, proprio con l’Affresco - realizzato, non solo discusso - può dare la spinta decisiva a lor signori, farli ragionare, e soprattutto metterli di fronte alle responsabilità. Che non sono quelle di organizzare convegni e dibattiti, affabulazioni insulse e autoreferenziate di cui sono maestri insuperati e insuperabili. (...)