Architetto ed ex parà alpino ora porta i malati a Lourdes

Il neo sindaco, figlio di esuli istriani, ha firmato progetti in tutto il mondo. È sceso in politica spinto da moglie e figlia

nostro inviato a Bolzano

Architetto, paracadutista, barelliere, volontario, cavaliere, e adesso anche sindaco. Giovanni Benussi è un elegante cinquantaseienne con baffi e occhiali che non si stanca di sfidare se stesso. La prossima scommessa è formare la giunta comunale, un’impresa forse più difficile che lanciarsi la prima volta dall’aereo. Ma lui non perde il sorriso che gli ha fatto conquistare simpatie e voti. Bisognava vedere quanta gente l’ha circondato nei mercatini rionali e nei bar, quante domande gli piovevano addosso, e lui che rispondeva a ognuno. «Parlare con i cittadini e ascoltarli - ripeteva in campagna elettorale - è tra le cose che mi piacciono di più in questa esperienza politica. A volte mi chiedo chi me l’ha fatto fare. In realtà sento che, comunque vada, questa avventura mi sta arricchendo».
Benussi progetta case e chiese, trasporta i malati a Lourdes, presiede la San Vincenzo, ha una moglie che guida le patronesse della Croce rossa. In città, uno così lo conoscono tutti. È l’uomo giusto da candidare a sindaco. Figlio di esuli istriani, padre fiumano e madre dalmata che lasciarono la terra d’origine nel 1947, Giovanni aveva 14 anni quando visitò per la prima volta le tombe dei parenti Oltrecortina. «Il papà mi raccontava la strage degli italiani a Fiume, con i corpi lasciati sulle strade senza che nessuno potesse intervenire», ricorda.
Ruggero Benussi, morto lo scorso ottobre, è stato esponente di spicco del Movimento sociale e poi di An a Bolzano. Il figlio apprezzava la passione politica, ma a essa preferì prima una laurea prestigiosa (a Venezia con Carlo Scarpa), quindi la vita militare (scuola allievi ufficiali ad Aosta, l’ingresso nella compagnia alpini paracadutisti, esperienze con la Folgore), poi un forte impegno sociale. Vicino all’Opus Dei e alla Compagnia delle opere, è cavaliere del Santo Sepolcro, capo barelliere dell’Unitalsi e guida di un gruppo di volontari che operano in Mozambico. «Cosa c’entrano il volontariato cattolico e la Folgore? Stessi ideali, stessa voglia di dare».
Da architetto lasciò presto il settore dei lavori pubblici, che in Alto Adige è piuttosto redditizio («Sentivo addosso l’etichetta di “figlio del fascista” e partivo sempre un passo indietro»). Ha progettato costruzioni in Paesi come Iran e Ghana, in Libia ha firmato una moschea e nell’ex Jugoslavia ha restaurato chiese antichissime distrutte dalle bombe. A Bolzano ha realizzato la casa di Siegfried Brugger, deputato ed ex presidente della Svp, e la parrocchia di Salghetti, l’avversario sconfitto ieri.
La candidatura è nata l’anno scorso: l’idea fu di Giorgio Holzmann, consigliere provinciale e presidente altoatesino di An. «Ci vedevamo alle cene degli ex paracadutisti - racconta Holzmann - e conoscevo benissimo suo padre». Benussi voleva lasciar perdere. Sono state le sue donne a spingerlo verso la nuova poltrona: la moglie Christine, sposata nel 1974, e la figlia Thea. Che ieri in municipio festeggiava con in braccio un pupo di un anno.

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