Architetto ucciso, è caccia all’uomo Giallo sulle ultime ore della vittima

Prosegue il lavoro degli agenti della squadra mobile di Roma per dare un nome e un volto all’assassino o agli assassini di Alberto Falchetti, l’architetto di 59 anni, art director del rotocalco «Grand Hotel», trovato morto lunedì sera nella sala da pranzo della sua abitazione di via Agostino Valiero, all’Aurelio. L’automobile e l’appartamento dell’uomo sono stati posti sotto sequestro. Nel corso dei nuovi rilievi effettuati ieri mattina nell’abitazione dell’architetto sono stati prelevati vari oggetti che saranno analizzati alla ricerca di impronte che potrebbero portare sulle tracce dell’assassino.
L’uomo è stato ritrovato vestito, steso per terra in una pozza di sangue dalla governante che lunedì sera, poco dopo le 18, è entrata in casa con il suo mazzo di chiavi. La porta non presenta segni di effrazione, segno questo, che l’uomo ha aperto al suo assassino e che forse lo conosceva. Una circostanza che avvalorerebbe la pista dell’omicidio maturato all’interno dell’ambiente omosessuale romano. L’uomo, descritto dai vicini come persona molto riservata, era omosessuale e viveva solo. L’appartamento è stato trovato a soqquadro e questo farebbe pensare a una rapina, ma l’assassino (o gli assassini) potrebbero anche aver creato ad arte la scena del delitto.
Secondo il medico legale che ha esaminato la salma, il 59enne è morto tra domenica sera e lunedì mattina. Il medico ha rilevato una ferita al collo, che farebbero pensare a un tentativo di strangolamento, oltre a quella alla testa procurate con un oggetto contundente e, intorno a un polso del nastro adesivo marrone tipo quello utilizzato per imballare i pacchi. Sarà probabilmente l’autopsia a fornire elementi sui tempi e le modalità della sua morte.
Per fare luce su quanto accaduto nell’appartamento di via Agostino Valiero nella notte tra domenica e lunedì, gli inquirenti stanno ascoltando amici e conoscenti della vittima e analizzando i tabulati telefonici. La squadra mobile sta tentando di ricostruire, con i familiari e i conoscenti, il suo ambiente sociale, le sue abitudini di vita, le persone che frequentava negli ultimi tempi, per ricostruire le ultime ore di Falchetti. Si sa che l’uomo era malato e che trascorreva molto tempo in ospedale. Quando era a casa, veniva assistito dalla donna di servizio che lo ha ritrovato morto, che si alternava con un’altra donna. Falchetti avrebbe anche sofferto di recente di depressione.