Archivi su Internet da cancellare, il Garante ostacola la lotta al crimine

Non sarà facile il cammino per il provvedimento con cui il Garante per
la Privacy ha imposto alle compagnie
telefoniche la cancellazione di tutti i dati relativi
alla navigazione su Internet. Allarme della Polposta, che si occupa dei crimini sul web: un'applicazione letterale della norma renderebbe impossibili molte
indagini su terrorismo, pedofilia, truffe informatiche

Milano - Non sarà facile il cammino per il provvedimento con cui il Garante per la Privacy, Giuseppe Pizzetti, ha imposto ieri alle compagnie telefoniche la cancellazione dai loro archivi di tutti i dati relativi alla navigazione su Internet. Telecom, Vodafone e H3g si sono viste concedere due mesi di tempo per distruggere gli archivi già esistenti, e sono state diffidate a non stoccare più i dati "non necessari alla fatturazione" sugli accessi Internet dei loro clienti.

La notizia della decisione del Garante è però stata accolta con grande allarme dai vertici della Polposta, il dipartimento della polizia di Stato che si occupa dei crimini sul web, secondo i quali una applicazione letterale della norma renderebbe impossibili molte indagini su terrorismo, pedofilia, truffe informatiche; oltretutto, secondo la Polposta, una simile applicazione della norma contrasterebbe con una legge in vigore, varata meno di un mese da dal Parlamento. Ma scettiche appaiono anche le tre compagnie telefoniche destinatarie dell’ordine di distruzione.

Gli uffici legali di Telecom, Vodafone e H3g si sono messi al lavoro per analizzare il testo della decisione del Garante e dovrebbero prendere una decisione comune – che verrà resa nota forse già nella giornata di oggi – attraverso l’associazione di categoria Astel. Le compagnie, prima di procedere effettivamente alla distruzione degli archivi, vogliono avere la certezza di muoversi in piena osservanza della legge. D’altronde la repressione dei crimini commessi via Internet è da sempre vista con favore dalle società telefoniche che ritengono di avere tutto da guadagnare da un web "sicuro". La decisione del Garante però parla chiaro: "I gestori devono conservare esclusivamente i dati di traffico telematico funzionali alla fornitura e alla fatturazione del servizio di connessione e non quei dati di traffico apparentemente "esterni" alla comunicazione (pagine web visitate o gli indirizzi Ip di destinazione), che possono coincidere di fatto con il "contenuto" della comunicazione, consentendo di ricostruire relazioni personali e sociali, convinzioni religiose, orientamenti politici, abitudini sessuali e stato di salute", si legge sul sito dell’Authority, si legge sul sito dell’Authority.

E Mauro Paissan, uno dei suoi componenti, ha spiegato che "questi provvedimenti affermano un principio innovativo e importante: va tutelata la riservatezza anche della navigazione in Internet e dell’uso dei motori di ricerca. I gestori telefonici non possono dunque conservare questi dati, nemmeno per ragioni di giustizia. Entro due mesi queste informazioni dovranno ora scomparire".

In queste ore però i vertici della Polposta, guidata da Domenico Vulpiani, stanno studiando un piano di contrattacco. Forti del fatto che il 31 dicembre scorso, nell’ambito del cosiddetto decreto , con l’articolo 34 il Parlamento ha prorogato almeno fino alla fine del 2008 quanto previsto dalla legge antiterrorismo del 2005, che stabilisce esattamente il contrario di quanto deciso ieri dal Garante: "é sospesa l'applicazione delle disposizioni di legge, di regolamento o dell'autorita' amministrativa che prescrivono o consentono la cancellazione dei dati del traffico telefonico o telematico, anche se non soggetti a fatturazione".