Gli Arcimboldi hanno già un «sovrintendente»

Il professore critica Carrubba: «Bisognava decidere prima»

Sabrina Cottone

Gli Arcimboldi hanno già un «sovrintendente», avranno un’inaugurazione a gennaio e un cartellone che andrà avanti fino a giugno. Il teatro ha a disposizione due milioni e quattrocentomila euro stanziati dal Comune e non ospiterà «fotocopie» di rappresentazioni già eseguite negli altri teatri, ma produzioni originali. «Terremo alta la qualità della programmazione, non abbiamo compiuto la scelta di tenere aperto il teatro comunque» assicura l’assessore alla Cultura, Stefano Zecchi. Il nome di colui che coordinerà le operazioni è Paolo Arcà, scelta rassicurante per tutti coloro che chiedevano di garantire una continuità con l’esperienza della Scala. «Gli Arcimboldi avranno una programmazione alternativa e di livello» annuncia Arcà.
Il maestro Arcà, direttore artistico del Carlo Felice di Genova, conosce bene sia la macchina del Piermarini che quella degli Arcimboldi: ha collaborato con la Scala dall’ottobre 1994 al febbraio 2003 e ne è stato direttore artistico per cinque anni, a partire dal 1997. «Ho contribuito all’apertura dell’Arcimboldi nel 2002 con La traviata» ricorda, convinto che il teatro alla Bicocca sia «una risorsa fondamentale per Milano». Aggiunge: «Non intendiamo riempire gli Arcimboldi con pezzettini di programmazione delle diverse Fondazioni. Sono un teatro regionale, si tratta di immaginare un programma con un progetto e una valenza complessivi».
Tecnicamente il maestro è stato assunto dal Comune con un contratto a progetto, nel ruolo di consulente dell’assessore alla Cultura, che ricoprirà fino alla nascita della Fondazione Arcimboldi, prevista tra dieci dodici mesi. Arcà sarà coordinatore dei direttori delle cinque Fondazioni che partecipano al progetto e che ieri per la prima volta si sono seduti intorno a un tavolo per parlare del futuro dell’Arcimboldi. Alla riunione con Zecchi hanno partecipato Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, il sovrintendente della Scala, Stéphane Lissner, il direttore della Fondazione Orchestra Verdi, Luigi Corbani, il presidente della Fondazione Pomeriggi musicali, Massimo Collarini e Andrée Ruth Shammah, la regista alla guida del Franco Parenti. In più l’assessore ha assicurato che non sarà escluso il Conservatorio. E è possibile che per assicurare i musical di cui si parla da tempo entreranno anche i privati e sarà stretto un accordo con il gruppo Longoni, che gestisce teatri come lo Smeraldo, il Ciak e il Nazionale.
«Si sono dimostrati tutti entusiasti» racconta Arcà, riferendo le prime impressioni dell’incontro con i manager delle cinque fondazioni. Il neo coordinatore degli Arcimboldi mette tutto l’entusiasmo ma non nega le difficoltà: «È una programmazione transitoria e di emergenza. Se ci fosse un budget di partenza, sarebbe molto più facile. Cercheremo di coprire le spese con i biglietti venduti». Anche Zecchi spiega che è una situazione di emergenza e lancia accuse al suo predecessore, Salvatore Carrubba, che avrebbe dovuto affrontare la questione già due anni fa: «Bisognava decidere prima e forse non si è deciso prima per lasciare un teatro in balìa di se stesso».
Tutti i responsabili delle Fondazioni hanno offerto la propria disponibilità, pur non nascondendo qualche dubbio sui tempi stretti e sui costi. «Un teatro come gli Arcimboldi si programma con un anticipo di tre anni, bisognava pensare alla programmazione quando lo si è costruito. C’è già il Teatro Lirico vuoto» osserva Corbani. Il direttore della Verdi esclude con toni scherzosi di poter contribuire economicamente: «Non abbiamo le risorse neanche per piangere. Figuriamoci se noi smandrappati possiamo assumerci l’onere degli Arcimboldi...».