Arcimboldi, un MiTo senza parcheggio

Il terzo silos, un tempo utilizzato insieme all’ateneo, resta ancora indisponibile. Oggi si presenta la stagione

Ne hanno fatto un MiTo. E a buon diritto. Musica ottima, una brezza di cultura che profuma la città, impiegati e sciantose che immolano la pausa pranzo sull’altare di un concerto Jazz. Poi tanto la bocca se la riempiono comunque di disquisizioni su allegri ma non troppo e sul fascino di Metha. Benvenuto MiTo. Peccato che a Milano, anche se la musica cambia, l’aria resti sempre la stessa. Prendi il teatro degli Arcimboldi che proprio oggi presenta la stagione: un tempio di acustica che il mondo ci invidia, una capienza di 2400 posti che l’orbe ci invidierebbe ancor di più, se solo avesse parcheggi adeguati al blasone. In viale dell’Innovazione e dintorni sorgono due silos a pagamento per alcune centinaia di vetture. Oltre a questa soluzione, non resta però che avventurarsi nel quartiere Bicocca nella selva di strisce gialle e blu e seguire i consigli di vigili gesticolanti nel tentativo di dirigere il traffico. Ben altra impresa che un’orchestra. Eppure un terzo parcheggio ci sarebbe: sotterraneo e gratuito, lo avevano garantito gli organizzatori, gestendolo di concerto con l’ateneo cui è destinato di giorno. Ma da mesi vi campeggia una scritta «completo» tanto drastica quanto menzognera. Infiltrazioni, beghe sulla gestione lo rendono indisponibile. Peccato, perché se il teatro di Vittorio Gregotti fa felici gli abitanti dell’hinterland Nord, cui non par vero di poter impiegare meno di 20 minuti per ritrovarsi seduti fra rossi velluti, costringe, invece, in una sorta di contrappasso, i «cittadini» a percorrere altre vie, tutte scomode. Si può scegliere il tram 7 dal centro, oppure incrociarlo col metrò a Precotto, dopo aver percorso un isolato con tacchi e pashmine fruscianti. Oppure c’è il taxi per cui si devono mettere a bilancio circa 30 euro, quando, proprio per MiTo ci sono biglietti che costano la metà: davvero troppo. Anche per concerti da MiTo.