«Gli Arcimboldi? Orribili Ricopriamoli di murales»

La provocazione di Sgarbi: «È il teatro più brutto del mondo: diamolo ai writer che magari lo abbelliscono»

Marta Bravi

Situazione schizofrenica quella della conferenza stampa di presentazione del concerto di Lucio Dalla e della Royal Philarmonic Orchestra per il Fai il 2 ottobre, che inaugurerà la nuova stagione degli Arcimboldi. Dopo aver magnificato il programma, che vedrà sul palco anche Ludovico Einaudi, l’Alvin Ailey American Dance Theatre e Ligabue, e la nuova funzione assegnata agli Arcimboldi di polo interdisciplinare delle arti, l’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi se la prende con il «contenitore».
Il teatro è bruttissimo, ha tuonato: «Gli Arcimboldi sono il teatro più brutto del mondo, con l’archittetura più fascista del mondo, nonostante sia stato progettato da un comunista». Sentire usare da Vittorio Sgarbi il termine «fascista» come sinonimo di «brutto» lascia perplessi, essendo lui un grande ammiratore dell’architettura di Muzio. Nel vocabolario sgarbiano, però, «fascista» è diventato insulto dopo la bagarre avuta in una trasmissione con Alessandra Mussolini, che «si è offesa a sentirsi chiamare fascista» dice allibito lo stesso Sgarbi.
Non è soltanto il teatro progettato da Gregotti a essere orribile («il teatro più brutto del mondo, nel posto più brutto del mondo») secondo il critico, ma l’intero quartiere Bicocca. «Quelle case sembrano delle scatole di scarpe». L’unica cosa che si salva nel quartiere sembra essere l’Hangar Bicocca, uno «spazio stupendo» che probabilmente diventerà una delle sedi della Biennale.
Dopo le critiche, ecco che l’assessore passa alla soluzione, anche se provocatoria: «Darei i muri degli Arcimboldi ai writer perché li migliorino». Il discorso è chiaro: non si tratterebbe di dare gli Arcimboldi in pasto a «scarabocchiatori», ma di assegnarli a graffitisti di qualità, «non tutti sono come Basquiat - sottolinea il critico - ma ce ne sono alcuni il cui nome potrebbe crescere». Nell’originale visione dell’assessore, infatti, ci sono diversi piani di lettura: «sono assolutamente contrario a qualsiasi tipo di scritta su monumenti, opere d’arte, palazzi storici, se Basquiat dipingesse su qualche monumento sarebbe un delinquente al pari dei ragazzini che fanno tag sui muri. Stesso parere aveva espresso anche l’assessore all’Arredo urbano Maurizio Cadeo, uno dei promotori della performance di writer che si terrà il 14 ottobre in piazza Affari: «È giusto distinguere tra chi scarabocchia e chi fa dei bei lavori, per questo abbiamo messo a disposizione dei graffitari delle tele in una piazza simbolo della città». L’anticonvenzionale Sgarbi va oltre. Il suo «codice», infatti, considera legittimo, se non auspicabile, che i writer ricoprano i palazzi costruiti dagli anni ’60 in poi «in quanto orribili». E nel libro nero degli orrori, da «ricoprire per migliorare» l’assessore ha scritto ieri anche il nome degli Arcimboldi, se non della Bicocca intera.
Da proteggere, invece, i muri del centro sociale Leoncavallo. «Ci sono dei “pezzi” sui muri di via Watteau - ha detto più volte Sgarbi - di alto valore estetico», tanto belli da condonare l’illegalità del luogo in cui si trovano. La scorsa settimana, infatti, il critico aveva chiesto alla soprintendenza di vincolare le pareti, richiesta accolta con entusiasmo dalla sottosegretaria del Ministro per i Beni Culturali, Danielle Mazzonis.
E per sancire il valore artistico dei murales, l’assessore ha inserito il Leoncavallo nel programma della giornata del Contemporaneo, il 14 ottobre, invitando i cittadini a visitare il primo museo a cielo aperto della città. Non solo, il 14 sarà pubblicato anche il catalogo, edito da Skira, massima autorità in fatto di libri d’arte, con l’opera omnia dei graffiti del Leoncavallo.