Arco della Pace, i residenti anti-movida denunciano degrado e posteggi abusivi

Alcol distribuito anche ai giovanissimi, lanci di bottiglie contro la cancellata del parco Sempione, vie laterali utilizzate come bagni pubblici. I residenti riuniti nel comitato ProArcoSempione alzano la voce per chiedere a locali e frequentatori un maggiore rispetto delle regole.

Sotto l'Arco della pace il clima si «surriscalda». Non è colpa dell'estate ma della movida che, riferiscono i residenti riuniti nel comitato ProArcoSEmpione, attira in questi giorni un numero sempre maggiore di giovanissimi con picchi il giovedì, venerdì e sabato. Il corso è «iperaffollato - protestano - e l'inquinamento acustico alle stelle, l'alcol viene servito contro legge senza distinzione di età e non in bicchieri di plastica come sarebbe previsto da una certa ora in poi». I cittadini sono esasperati, «le vie laterali sono usate come bagni pubblici - avvertono -, viale Alemagna e via Canova sono impraticabili anche all'una di notte. Il lato destro di via Alemagna si è trasformato in un grande parcheggio abusivo a beneficio dei locali che si affacciano su quel tratto di strada».
Raccontano i portavoce del comitato che il degrado nel quartiere si sta estendendo anche al parco Sempione, preso di mira dal lancio di bottiglie di birra vuote. Il risultato è che «al mattino, nonostante gli sforzi degli addetti Amsa, le zone prese di mira sono pericolosamente disseminate di vetri». I residenti si dicono preoccupati per l'involuzione del clima nel quartiere e in altre zone di movida, e chiedono fortemente «ad avventori e operatori del commercio serale e notturno il rispetto delle regole del vivere civile, il rispetto per la città, i suoi monumenti, le preziose zone verdi: quelle aree sono di tutti e vanno gestite con responsabilità perché possano esistere per sempre. Serve da parte di tutti uno sforzo perché possa ricostituirsi un clima legalità e civiltà, nel rispetto di ogni diversa esigenza: divertirsi in modo pacifico, fare business legale, dormire di notte».