Arcore, l’ultima preghiera per Etta «Un’anima giusta è salita in cielo»

Non si vorrebbe guardare negli occhi dei familiari che entrano a villa San Martino. Si legge dolore, senso di vuoto e ansia perché Etta se ne è andata. «Un’anima giusta e bella salita in cielo, a fianco della persona che più ha amato» recita il salmo e il pensiero e la preghiera corre a mamma Rosa, la mamma di Silvio Berlusconi e di Paolo. Sono lì, il premier e l’editore di questo giornale, davanti all’altare della settecentesca cappella di famiglia. Attorno i familiari più stretti per l’ultimo addio a Maria Antonietta. Già, è una cerimonia «strettamente familiare e privata» quella che saluta la sorella Etta. Nomi che stanno su una paginetta di taccuino, appuntati con quel necrologio dei figli di Etta - Paolo, Sabrina e Silvio - che racconta la vita di una mamma: «Il tuo amore, la tua voglia di vivere, il tuo sorriso...». Ricordi che addolciscono il dolore e che sono certezza per il futuro.
«Padre nostro...», dita congiunte nel segno della Croce e nell’istante della benedizione. Corone e mazzi di fiori bianchi omaggio alla sorella e alla mamma che il tempo porta via. Il magone spezza la preghiera in gola, nonostante lei «sia in Paradiso con mamma Rosa, insieme continueranno a proteggerci e a pregare per noi» dicono i familiari. Sì, «siamo più soli». E in quel «siamo più soli» c’è tutto il peso di queste ore fatto di sentimenti veri e profondi, di un dolore che neppure i raggi del sole nel giorno dell’addio riescono a lenire. Anzi, «ora l’unica cosa che bisogna fare è pregare» dice don Gabriele: una preghiera per chi «ha perso un’altra persona cara dopo mamma Rosa».
Fuori da villa San Martino è un mesto pellegrinaggio di gente che vorrebbe far sentire meno soli Silvio, Paolo e tutta la famiglia. Un mesto pellegrinaggio per Etta che «da lassù, accanto a mamma Rosa, metterà la stessa discrezione e il tratto gentile che aveva in vita». Pensieri di un dolore forte e vissuto intensamente tanto quanto la danza che per Etta era passione e sogno.
C’è chi stringe i pugni nelle tasche mentre le emozioni battono forte, il pianto cresce all’infinito e don Andrea legge il telegramma del segretario di Stato Vaticano Tarciso Bertone indirizzato al premier Berlusconi che è sereno ma provato: «Esprimo vivo cordoglio e la partecipazione al lutto, assicuro la preghiera nella certezza della futura resurrezione in Cristo». Tutti stretti attorno ai fratelli, ai figli e ai nipoti per regalarsi una speranza. Poi, ancora uno sguardo, un saluto con affetto e gli abbracci per raccogliere le lacrime: la salma di Maria Antonietta resta lì immersa nei fiori e nella preghiera nella cappella della villa San Martino. Domani sarà cremata al cimitero milanese di Lambrate, poi le ceneri saranno tumulate al Monumentale. A fianco del commendator Luigi e di mamma Rosa. Lì, diceva la signora Rosetta, «al cimiteri ghe pussé gent che prega».