Gli «Arctic Monkeys» un fenomeno via Internet

Spesso e volentieri in Inghilterra si sono costruiti fenomeni pop con estrema disinvoltura. Nell'era di Internet, però, le regole sembrano cambiate. Intendiamoci: star e scene musicali spuntano imperterrite come funghi, ma a dettare le mode non sono più solo ed esclusivamente i boss delle major discografiche. Che, negli ultimi tempi, anziché scoprire, si sono ritrovati spesso a inseguire le ultime tendenze. Come nel caso degli Arctic Monkeys, il nuovo fenomeno musicale inglese, che ha il volto di quattro giovanissimi ragazzi di Sheffield e il suono movimentato della migliore tradizione rock. Gli Arctic Monkeys hanno meno di vent'anni a testa e nel giro di sei mesi sono passati dalle prove in cantina all'Astoria di Londra, dove 3 mila e passa persone hanno cantato in coro le loro canzoni, specchio fedele e realista dell'Inghilterra di oggi. Accadeva lo scorso ottobre, pochi giorni prima che lo scatenatissimo singolo «I bet you look good on the dancefloor» entrasse direttamente alla numero uno della classifica made in England. Il loro boom è legato a Internet. Non appena la band ha organizzato i primi concerti, in rete è subito spuntato un sito dove era possibile scaricare gratuitamente gli mp3 dei loro pezzi. A far girare ulteriormente il nome ci hanno poi pensato un paio di blog musicali. Risultato: a ogni nuovo concerto del leader Alex Turner (chitarra e voce) e dei suoi sodali (Jamie Cook, chitarre; Andy Nicholson, basso; e Matt Helders, batteria) si presentava sempre più gente sotto il palco. E il tutto è avvenuto molto prima di avere un disco nei negozi. Chi pensa comunque a un fenomeno circoscritto all'Inghilterra si sbaglia. Per la data di stasera al Rolling Stone di corso XXII Marzo 32 (ore 21) è già tutto esaurito da diverse settimane.