La Arcuri e la Grimaldi «moschettiere» per amore

Al via questa sera «Mogli a pezzi», fiction giallo-rosa con Valeria Milillo e Jason Lewis

da Roma

«Umiliate, dissestate, spaventate, ma sposate!», cantano in coro, ballando vestite da sposa, però col bazooka in mano, pronte a far fuoco su colui che «russa, puzza, sporca e basta!», cioè il marito. Sono le Mogli a pezzi, le tre moschettiere della camera da letto (ordine della giarrettiera di pizzo), che da stasera animeranno la nuova fiction di Canale 5, in quella terra, dove il giallo (ci scappa un morto) e il rosa vengono mescolati da consumati attori. E in tale mix, dove Elisa (Manuela Arcuri), Alice (Valeria Milillo) e Sofia (Eva Grimaldi) mettono in scena le coniugate con rabbia, o le abbandonate con gusto da uomini mascalzoni, spuntano due iconici maschi americani: Jason Lewis (il bello muscolare di Sex and the City) e Paul Sorvino, qui come fantasma d’un papà defunto.
A sancire l’ambizione internazionale della produzione («pensiamo ai mercati esteri», ha detto Giancarlo Scheri, capo della Fiction Mediaset) ecco Alessandro Benvenuti e Vincenzo Terracciano, registi delle quattro puntate. «Ci siamo ispirati al film di Luigi Zampa Le dolci signore, ma anche a Signore e Signori di Germi», spiega il produttore Alberto Tarallo, invocando i numi tutelari della commedia all’italiana. Ambientata nel Salento, tra Maglie e Galatina, con la Lecce barocca sullo sfondo, la fiction vede spiccare Manuela Arcuri come la tipica bella donna dal passato che non passa: uno spogliarellista biondo l’ha piantata, quando lei era un’equivoca barista e sarà vendetta. Nei panni sexy-raffinati della neo-signora Negro, dopo aver sposato un uomo d’affari dal 740 interessante (Massimo Venturiello), farà di tutto per rovinare l’ex fidanzato fedifrago. «Il mio è un personaggio in cerca d’una rivalsa sociale ed è stato scritto su misura per me», dichiara Manuela, che sfoggia il proprio fisico mozzafiato e un certo talento per le sceneggiate.
«La mia divorziata è una donna normale, immersa però in circostanze particolari», spiega la Melillo, che venendo dal teatro aggiunge spessore drammaturgico alla sua figuretta di stinta creatura femminile. La quale s’imbatterà in un chirurgo plastico marocchino (Enrico Lo Verso), che in passato era donna: lo provano due suture sul petto. E se Lo Verso ci ha messo un po’ ad apprendere la calata esotica del suo personaggio, lesto a praticare iniezioni di botox alle signore di provincia, la salernitana Giuliana De Sio (qui Armida, manipolatrice consorte del sindaco) si esprime in dialetto similpugliese. In turbante viola, con velleità da Miss Puglia, l’attrice combacia con la propria immagine di perfida nevrotica. «Il mio personaggio è eticamente orrendo. Ma col mio mestiere, me lo posso permettere».