Ardesia, «oro nero» per tegole e biliardi

Una concorrenza spietata da Paesi che producono a qualità e costi molto più bassi

L'estrazione e la lavorazione dell'ardesia, la pietra nera ligure per eccellenza, è l'attività principale di Orero. Ma l'ardesia è anche al centro di una dura battaglia commerciale internazionale che vede il Brasile e, soprattutto, la Cina invadere il mercato con prodotti a basso costo.
Una situazione che inizia a farsi sentire anche nelle storiche imprese di estrazione e lavorazione dell'ardesia della Valfontanabuona.
«Chi sutta ghe du pan che dorme». Lo diceva il parroco di Orero. Era il 1870 e il parroco si chiamava Gian Battista Arata. Come l'attuale sindaco, Fabio Arata. Il pane di cui parlava il parroco era l'ardesia, e fu lui che spronò le famiglie del posto ad aprire le prime cave.
Nel breve volgere di qualche anno inizia l'attività di estrazione e aprono le prime fabbriche di lavorazione che faranno del comune di Orero il centro dell'ardesia più importante della Liguria (importanza testimoniata anche dal primo museo itinerante intitolato «La via dell'ardesia» che si snoda attraverso diversi comuni della Valfontanabuona).
Le lastre estratte e lavorate creano da subito un florido mercato di esportazione. All'inizio vengono imbarcate dal porto di Lavagna dove gli operai le portano tenendole sulla testa attraverso sentieri dotati di apposite stazioni di sosta (in cui si poteva scaricare e poi ricaricare sulla testa le lastre).
Poi sono arrivati i container. «Nei momenti migliori siamo arrivati a imbarcare 20 container al giorno per l'America. Si trattava soprattutto di lastre di ardesia per tetti e biliardi. Un mercato fiorente che richiamava a lavorare nelle fabbriche di Orero, ma anche di Cicagna e degli altri comuni della Valfontanabuona, moltissimi operai da fuori», spiega Arata.
In seguito è arrivata la concorrenza di altri Paesi. Prima il Brasile e poi la Cina. Quest'ultima si è inserita soprattutto nel mercato dei biliardi con prezzi molto bassi. L'ardesia della Valfontanabuona, spiega la gente del posto, è migliore e molto più elastica, di qualità decisamente e complessivamente migliore. Ma, nel mercato globalizzato attuale, è il prezzo che fa fin troppo spesso la differenza.
Ma la migliore qualità non è bastata a compensare la differenza di prezzo del prodotto cinese. Solo un'impresa del paese ha continuato a lavorare le lastre per i bigliardi. Le altre producono tetti, rivestimenti. Ma c'è anche chi ha dovuto chiudere come nel caso della fabbrica di Paolo Arata, una ditta storica fondata alla fine dell'Ottocento.