Aree Expo in prestito Adesso sono i privati che prendono tempo

Domani la seduta del Consiglio regionale. Boni: "Siamo preoccupati per il dopo 2015"

La strada verso la newco, una nuova società a maggioranza pubblica per acquisire i terreni di Rho-Pero dove dovranno sorgere i padiglioni dell’Expo, sembra ormai un vicolo cieco. E i soci privati, Fondazione Fiera e famiglia Cabassi, vogliono prendersi tutto il tempo a loro disposizione prima di dare una risposta alla lettera inviata venerdì dal sindaco e commissario Letizia Moratti per sciogliere le riserve. Sono queste le due notizie dell’ennesima frenetica giornata di trattative. Mentre il 18 ottobre, data fissata dal Bie per avere la certezza che Milano abbia a disposizione le aree, si avvicina precipitosamente.
"Credo che a questo punto, ormai, il percorso della newco non possa più essere seguito", ha spiegato il presidente del consiglio regionale Davide Boni (Lega Nord) dopo l’audizione dell’amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala che ha tenuto la sua relazione davanti ai capigruppo in preparazione del consiglio straordinario convocato in regione domani per discutere proprio la questione delle aree. "Vedremo cosa succederà in aula" spiega Boni precisando che "non è più tanto la questione dei terreni che ci preoccupa quanto il fatto di cominciare a vedere cosa sarà il post Expo, che cosa rimarrà sul territorio". E non esclude che il consiglio potrebbe anche confermare la scelta della newco pubblica già confermata con un voto bipartisan a luglio. "Il consiglio - attacca il vicepresidente Filippo Penati (Pd)- si è già espresso in modo inequivocabile, dicendo come sia opportuno che le aree dell’Expo siano di proprietà pubblica. Questa indicazione è stata largamente disattesa e ci si è infilati in un pasticcio che consentirà a chi concede oggi i terreni di costruire domani palazzi di 14 piani e una città da 15mila nuovi abitanti". Ma è stato però lo stesso Boni a stoppare nuove polemiche, ribadendo che la preoccupazione comune è non far naufragare l’Expo. "Serve un colpo d’ala - ha affermato - l’obiettivo è così importante che se perdiamo Expo, non lo perde la Moratti o i Cabassi, ma lo perdiamo tutti". Con il candidato alle primarie del Pd Stefano Boeri che torna a ribadire l’alternativa Ortomercato. "Gli ennesimi tentennamenti sulla disponibilità delle aree private di Rho-Pero - spiega l’ex membro della consulta degli architetti di Expo -, non fanno che confermare come l’unica soluzione per l’esposizione sia di realizzarla su un’area pubblica".
La risposta dei privati, intanto, si fa attendere. Fondazione Fiera ha rinviato il consiglio generale presieduto da Gianpiero Cantoni e previsto per ieri e di convocare nuovamente l’esecutivo per giovedì, subito prima della riunione del consiglio generale dell’ente che dovrà pronunciarsi sulla proposta della Moratti che prevede contributo economico per l’infrastrutturazione, cessione gratuita per i terreni che resteranno ad uso pubblico e comodato d’uso per quelli che, dopo l’evento, diventeranno edificabili. La stessa linea potrebbe essere adottata anche dai Cabassi che sembrano orientati ad attendere i prossimi giorni prima di pronunciarsi per sciogliere tutte le riserve su una proposta che in queste ore è al vaglio dei suoi tecnici e avvocati. Mentre il consigliere regionale dell’Udc Enrico Marcora propone di "aprire un concorso di idee per il dopo Expo che coinvolga la società civile, le associazioni e tutti i cittadini".