«Aree di privilegio e inefficienza alla Scala»

Fontana: ««Provo dispiacere per come il teatro è oggetto di diverse strumentalizzazioni». Ruth Shammah: «Bisogna chiedere fondi solo se si hanno obiettivi»

Sabrina Cottone

«Mille dipendenti sono troppi, ne basterebbero quattrocento». Le parole pronunciate da Silvio Berlusconi continuano a riecheggiare nel dibattito sulla Scala. E il sindaco, Gabriele Albertini, dà ragione al premier: «Sono considerazioni realistiche, se si tiene conto delle statistiche che riguardano tanti altri teatri del mondo». Il presidente della Fondazione Scala ricorda che «le maestranze scaligere e non solo quelle artistiche sono ai massimi livelli del mondo» e che quindi «è anche appropriato che abbiano il corrispettivo della loro qualità». E però, aggiunge Albertini, «è indubbio che ci sono aree di privilegio, di inefficienza e di vantaggi corporativi che vanno affrontati e risolti».
Il sovrintendente, Stéphane Lissner, non si scalda: «Basta con le polemiche, noi lavoriamo e non polemizziamo con nessuno». Carlo Fontana, predecessore di Lissner, invece è amareggiato per i problemi e la crisi di credibilità che continuano a toccare il Piermarini: «Provo grande dispiacere e rammarico per come il teatro è oggetto di diverse strumentalizzazioni». Nella discussione interviene anche Andrée Ruth Shammah, direttore artistico del Franco Parenti: «È il momento di chiedersi a che cosa serva realmente la Scala, se a fare grandi progetti o a rivendicare astrattamente dei fondi. Siamo in un periodo di crisi che investe tutti i settori. Essere contrari ai contributi è una follia, ma dire che i finanziamenti rendono il teatro vivo è un'altra idiozia. Bisogna chiedere soldi dentro degli obiettivi».
Il sindaco torna a parlare anche del futuro consiglio di amministrazione, nel quale secondo lui sarebbe meglio che non ci fossero personalità di spicco: «La scelta dei soci privati, per quanto mi riguarda, dovrebbe essere per personalità di minor spicco e minor prestigio ma nella condizione obiettiva di seguire più attentamente e di conoscere e impegnarsi con una presenza fattiva». Fedele Confalonieri e Marco Tronchetti Provera si sono già dimessi e non saranno presenti nel prossimo consiglio di amministrazione che sarà nominato a breve.
L’unico nome di prestigio rimasto tra i privati è quello di Bruno Ermolli, ma anche il vicepresidente della Fondazione (che in questi anni è sempre stato in prima fila nelle vicende del Piermarini) sarebbe tentato di non accettare l’incarico che con ogni probabilità gli sarà proposto dalla Camera di commercio: i suoi già numerosi impegni di imprenditore sono ulteriormente cresciuti dopo il recente ingresso nel consiglio di amministrazione di Mediaset.