Arena fa il guitto per Shakespeare

Viene replicato ininterrottamente da 14 anni, ha vinto un prestigioso carnet di premi e ora torna a Roma per la nona volta, lasciando presagire l’ennesimo successo. Segno che Shakespea re di Napoli di Ruggero Cappuccio (anche regista) non è semplicemente un testo: rappresenta, semmai, un capolavoro della nostra scena contemporanea, una di quelle opere universali che resiste agli anni, ai gusti del pubblico, agli ancor più fragili meccanismi di distribuzione teatrale come capita solo ai titoli che sanno parlare sempre, ovunque, a chiunque. «Si tratta - conferma l’autore - di una partitura molto aperta che, pur essendo autonoma in sé, ben si offre a esperimenti e cambiamenti». Stavolta, infatti, accanto al fedelissimo Claudio Di Palma (ormai del tutto compenetrato nella parte del giovane Desiderio), nel ruolo del più anziano e popolaresco Zoroastro troviamo per la prima volta Lello Arena, nome assai caro al grande pubblico chiamato a sostituire la presenza viscerale e sanguigna del bravo Ciro Damiano. «È stato lo stesso Arena - riprende Cappuccio - a voler interpretare Zoroastro. Mi ha contatto per sei o sette anni di seguito chiedendomi di essere coinvolto nel progetto e ora sono felice di avergli dato questa gioia, perché ogni interprete porta una luce diversa al testo e aiuta a capirne altre pieghe». Che qui sono poi pieghe di mistero, di poesia, di metafore, di parole alte e musicali; pieghe che si schiudono sull’onda di un recitar cantando intriso d’antico e di dialetto, per una favola barocca che avvicina Napoli a Londra, la corte partenopea a Shakespeare, la figura di un attore nostrano alla feconda avventura del teatro elisabettiano. Vi si immagina, infatti, che dietro l'ambigua identità del dedicatario dei 144 sonetti shakespeariani (W.H.) si celi un comico campano, Desiderio, «ingaggiato» per qualche tempo nella compagnia del Bardo, quindi scampato alla peste londinese e infine naufragato su una spiaggia prossima al Golfo di Napoli, dove intesse un dialogo trasognato e fascinoso con un guitto. Viene dunque naturale chiedersi come sarà questo Zoroastro di Arena. «Lello - continua il drammaturgo - è un attore con un retrobottega di tenerezza molto evidente, che qui si concretizza proprio nel rapporto con Desiderio. Direi che porta nel personaggio una sorta di fragilità fanciullesca, ingenua ma non immatura». L’allestimento in programma al Valle da questa sera presenta inoltre un’altra novità sostanziale: «Un ballo onirico e fantastico posto subito prima che Desiderio vada a rubare il quadro che lo ritrae». Questo inserto corale vuole essere festoso e insieme mortuario, leggero e insieme solenne. Su tale ambivalenza si regge d’altronde l’intera ossatura dell’opera e, se vogliamo, gran parte della produzione di Cappuccio, autore colto, visionario e raffinatissimo del quale, lunedì 5 (sempre al Valle, alle 17), sarà proiettato il film per la Tv Lighea o i silenzi della memoria e al quale sarà presto dedicata un’importante retrospettiva a Londra.