Arena squalificata, salta il Grand Prix di atletica

A rischio anche per il 2007 se il Comune non interviene entro il 10 dicembre quando si stilano i calendari

Claudio De Carli

Se qualcuno ricorda le polemiche dopo l’ultima manifestazione di atletica all’Arena, può ben comprendere cosa sia successo: niente più meeting internazionale a Milano, quello grosso e importante che si svolge sotto l’egida della Iaaf. L’organo supremo di atletica ha motivato la cancellazione della data di Milano in questo modo: la pista dell’Arena non è più omologabile per eventi internazionali a causa del deterioramento del manto.
La missiva, o il razzo, è già stato spedito e ha raggiunto il mittente, il responsabile dei rapporti internazionali della nostra federazione, la dottoressa Anna Riccardi.
Una cancellazione che significa ritorno all’anno zero per l’atletica in città, con problemi relativi non solo alla data del 2006, in quanto ormai i calendari internazionali sono già stati definiti, ma che pone inquietanti interrogativi su quella del 2007, se in Comune non verrà sbloccata la situazione entro e non oltre il 10 dicembre, data in cui il consiglio federale della Fidal si riunisce e stila il calendario nazionale.
Fino a quando il manto non tornerà ad essere omologato, è praticamente impensabile qualsiasi evento di rilievo anche solo a livello nazionale e comunque niente di prestigioso. Milano era assieme a Roma e a Rieti, una delle tre tappe italiane di trenta meeting che si svolgono in tutto il mondo e rappresentano il circuito Iaaf, in assoluto il più prestigioso. Una bella mazzata per Milano e i suoi sogni a cinque cerchi, proprio nel bel mezzo del lavoro che viene svolto in questi giorni all’assessorato allo sport per poter rispondere al questionario inviato dal Coni al nostro Comune per capirne potenzialità e intenzioni in vista di una candidatura olimpica per il 2016. L’Arena Civica è sempre stata potenzialmente inserita fra gli impianti che danno prestigio alla città, ecco quale tipo di prestigio: una pista di atletica sulla quale non solo è impossbile fare record, ma è già un successo non farsi del male, tanto che la federazione mondiale pensa ci sia una sola soluzione: vietare ai campioni di gareggiare in quelle condizioni.
Il suo recupero è stimato attorno ai 3 milioni di euro e si chiama retopping, cioè ripristino di quelle caratteristiche di elasticità e spessore richieste dalla Iaaf per rientrare nell’omologazione. Potrebbe essere l’ennesima occasione per un intervento in simbiosi fra pubblico e privato, ma questo è un discorso vecchio che i nostri imprenditori non comprendono. Ora però si contano le ore e c’è un progetto per riprendere per i capelli l’impianto e la sua pista, ma dipende dal Comune: «Occorre intervenire sul manto rapidamente - il grido di dolore di Franco Angelotti, vicepresidente del Coni provinciale -. Se si riesce a sistemare la pista si può chiedere al Coni di disputare a Milano gli assoluti di luglio, ma ci sono richieste già avanzate da altre dieci città italiane. Se riuscissimo a organizzare questo evento, allora si potrebbe tornare a riproporre Milano a livello internazionale. Sarebbe un intervento a cascata perchè a quel punto inviteremmo la federazione mondiale agli Assoluti per farla toccare con mano la qualità della pista, dando tutte le garanzie per un ritorno di prestigio nei circuiti. Ma senza certezze di un intervento da parte del Comune non faremo alcun passo. Oltretutto esiste già una bozza di calendario per gli eventi mondiali del 2007».
Lo scenario è pessimo: «L’Arena non è entrata nel bilancio di previsione - spiega l’assessore allo sport Aldo Brandirali -. L’ufficio tecnico comunale doveva preparare il progetto preliminare che non è stato iscritto perché ufficialmente presentato in ritardo, quindi non è in programma neppure per il 2006 alcun intervento sulla pista dell’Arena. Ora occorrerebbe fare una variazione di bilancio. Servirebbe un emendamento in Consiglio. Si può fare, l’Arena non possiamo perderla. Di chi è la colpa? Diciamo che il responsabile delle Opere pubbliche si è distratto e non si è accorto di un problema gravissimo, al quale occorreva dare priorità assoluta».