Arengario, va in cantiere il Museo del Novecento

L’assessore Simini: «È la prima grande opera dell’amministrazione Moratti: costerà 22 milioni »

Finalmente si parte. L’assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini ha consegnato le chiavi del palazzo dell’Arengario all’impresa che a febbraio aprirà il cantiere per il futuro Museo del Novecento. I lavori sarebbero dovuti partire il 15 settembre ma i ritardi nel trasloco degli uffici dell’ex Atp, dal piano terra dell’Arengario alle nuovi sedi di via Dogana e del Cobianchi, hanno fatto slittare l’inizio dei lavori, che dovrebbero durare 1008 giorni e concludersi nel febbraio 2009. Non solo, prima di «mettere mano» al palazzo sarà necessario organizzare percorsi e sensi di marcia per permettere ai mezzi di accedere al cantiere da piazza Diaz. «Finalmente vediamo partire la realizzazione di questo progetto - ha annunciato Simini - è la prima grande opera dell’amministrazione Moratti finanziata interamente dal Comune con 22 milioni di euro. Restituiremo alla città questo spazio, poco conosciuto e poco aperto finora. Sarà anche il primo cantiere per il quale applicheremo appieno una serie di misure di sicurezza per la tutela dei lavoratori». É stato, infatti, firmato un protocollo d’intesa tra sindacato, operatori, comune per garantire la sicurezza dei lavoratori, combattere il lavoro nero e le morti bianche. «Nello scorso anno - spiega l’assessore - su 250 morti sul lavoro in Italia, in Lombardia se ne sono verificate 40 e nei cantieri comunali nessuna. Come successo per il cantiere della Scala, l’ingresso sarà regolato con il badge, mentre per aumentare la trasparenza, metteremo una web cam, collegata con uno schermo esterno e al sito del comune, per informare continuamente i cittadini dello stato dei lavori». Non solo, sui ponteggi verrà affisso anche un megaschermo con il calendario degli eventi e delle mostre in corso.
Soddisfatto l’architetto Italo Rota, che da anni lavora al progetto: «Sarà il primo edifico contemporaneo del nuovo rinascimento di Milano - ha commentato - il primo intervento nel contesto di quella che vuole essere una nuova fondazione della città». I lavori riporteranno l’edificio alla struttura originaria: verranno demolite le solette costruite negli anni ’50- ’60, un’enorme scala elicoidale costruita nella «torre» permetterà di accedere alla sala delle Colonne, dove inizia il percorso espositivo, direttamente dalla metropolitana. Le novità non sono finite: degli ascensori trasparenti porteranno alla terrazza dove si potrà cenare «vista guglie del Duomo» e al bookshop, che rimarrà aperto fino a tardi, come il ristorante, permettendo così ai cittadini di vivere il palazzo indipendentemente dal museo. Una passerella trasparente sopraelevata, inoltre, collegherà l’Arengario a Palazzo Reale. Quattromila metri quadri di superficie espositiva, 400 opere disposte in ordine cronologico, dal «Quarto stato» di Pellizza da Volpedo, «aperitivo al Novecento» come lo definisce Rota, che sarà esposto in una sala dedicata, passando per le avanguardie storiche, il futurismo, «collezione richiesta e invidiata in tutto il mondo e vanto del comune di Milano», la metafisica, il novecento, l’astrattismo, lo spazialismo, l’informale fino all’arte povera e alla transavanguardia. Un’altra «chicca» che ci riserverà il Museo sarà il soffitto di Lucio Fontana: 150 metri quadri di stoffa con tagli e pietre incastonati che l’artista realizzò per un albergo all’isola d’Elba.