Arenzano, ammazzato a bastonate sotto casa

(...) macchie di sangue. I carabinieri del nucleo operativo e i loro colleghi di Arenzano, sotto la guida dei colonnelli Marco Lorenzoni e Salvatore Graci, hanno setacciato rapidamente la zona trovando Damonte ancora vivo, sebbene privo di sensi, lungo un canale di scolo delle acque piovane. L’uomo aveva profonde ferite alle testa e inutili sono stati i tentativi dei sanitari del 118 di rianimarlo: è morto tra le loro braccia.
Accanto al corpo i militari hanno trovato un bastone sporco di sangue. Intatti i suoi effetti personali, elemento che ha portato gli inquirenti ad escludere subito il tentativo di rapina andato male. A questo punto si sono aperte altre piste, tutte da verificare. Sul posto sono intervenuti gli esperti del Ris, che hanno trovato diverse tracce e hanno stabilito che l’aggressione non poteva essere stata compiuta da un uomo solo: visto che l’arma era un bastone, Damonte avrebbe potuto difendersi e magari ad avere la meglio. In poche ore la notizia si è sparsa nella piccola cittadina e tanti amici dell’uomo e della sua famiglia sono arrivati in zona per dare conforto alla moglie e al figlio, distrutti dal dolore.
Increduli anche i colleghi di Damonte, mentre qualche vicino ha ricordato di aver visto l’uomo discutere animatamente con alcuni stranieri, forse perché li aveva visti guardare con troppa insistenza dentro alcune macchine posteggiate, magari alla ricerca di qualcosa da rubare. Tracce per gli inquirenti. La gente di Arenzano è stata profondamente colpita dall’episodio che ha turbato una cittadina non certamente abituata a tali fatti di cronaca nera.
Tuttavia con il passare delle ore, il quadro della situazione si è fatto via via più chiaro agli investigatori che hanno raccolto testimonianze sulla vita di Damonte, dai familiari, da chi lo conosceva bene e anche da qualcuno che potrebbe aver notato l’agguato proprio ieri mattina. Le indagini hanno imboccato una strada in particolare: la tragedia sarebbe stata alimentata da un motivo passionale.
Dai colleghi di lavoro i carabinieri avrebbero saputo della relazione che l’uomo aveva con un’addetta alle pulizie sul luogo di lavoro. E delle minacce che il magazziniere aveva già ricevuto dal marito di questa, dell’Europa dell’est, quando aveva scoperto il legame. L’ipotesi è che il marito possa aver incaricato due amici albanesi di dare una lezione a Damonte. Forse gli aggressori si sono fatti prendere dalla foga, infierendio sull’uomo anche al di là delle intenzioni iniziali.