Arese non fa sconti: «Il Dna è negativo atletica da rifare»

Il presidente Fidal scatena una polemica. La May replica: «Troppi atleti viziati». Mennea: «In federazione c’è solo roba vecchia»

nostro inviato a Helsinki
«Qui ci vorrebbe un tipo come Capello. O come Moggi. Gente dal pugno di ferro con gli atleti». La voce rauca di Elio Locatelli, ex ct della Nazionale di atletica, che pecca solo di juventinismo acuto, inquadra il problema. Locatelli lavora per la federazione internazionale ed è uno dei consiglieri di Franco Arese, presidente di una federazione (dell’atletica) che per ora raccoglie solo cocci. Ieri era giorno di rendiconto. Arese ha guardato i risultati e ha riassunto: abbiamo pochi campioni, tanti atleti scarsi e tecnici da cambiare. Ci sono molti regali della precedente gestione Gola in questo disastro, forse senza precedenti. Arese è a capo della Fidal da novembre. Ma ha promesso: «Ci vorrà un lavoro duro, dalla base, che coinvolga tutti: atleti, tecnici, società. Dovremo lavorare sui giovani. Molti atleti hanno un Dna negativo, bisognerà aver coraggio di farli fuori. Alcuni non hanno più motivo di venire in Nazionale. Altri sono arrivati fuori forma, male allenati. Stesso discorso per certi tecnici: hanno il Dna degli atleti, bisogna cambiare. È normale che chi sbaglia, paghi. Però sarà difficile: non vedo in giro grandi tecnici, quelli bravi sono andati in altri sport. Dovremo guardare anche all’estero». Non è un quadro catastrofico, ma realista. Vigoroso nei termini: da presidente novello, meno abituato ai giri di parole dei navigati occupanti di poltrone federali.
L’atletica italiana ha fatto vedere il peggio di sé, in pista e nei comportamenti. Problema di gestione. Nicola Silvaggi, ct di questa scombiccherata compagnia, è un bravo uomo di campo, meno nella gestione collettiva dove servono tipi di tempra dura. Dimenticando i demeriti, gli verrà conservato il posto di ct ma Locatelli, che non vuol lasciare i suoi incarichi grazie ai quali gira il mondo, guadagna bene e vive a Montecarlo, sarà il grande vecchio con il ruolo di istruire i tecnici e far sentire il pugno duro quando necessario. Magari ci sarà spazio anche per l’esperienza di Carlo Vittori, l’ex tecnico di Mennea. Il resto è nelle mani della prima ricetta che Arese ha confezionato per chi vorrà vestire la maglia azzurra, con i vantaggi che ne derivano (soldi, privilegi e sponsor). «Il primo comandamento sarà: lavorare, lavorare, lavorare. Il secondo riguarderà i comportamenti: mi ha deluso vedere una sola medaglia, ma sono amareggiato dal comportamento di alcuni atleti. Ho chiesto una relazione ai tecnici. Poi prenderemo provvedimenti severi. Certe dichiarazioni meritano un deferimento. Ho visto atteggiamenti rilassati. Molti sono venuti senza grinta, non hanno capito cosa sia un mondiale». Arese parla per giovani e anziani. Dice che Alex Schwazer, unica medaglia nostra, deve essere l’esempio. «Dormiva, si allenava, mangiava. Non ha pensato ad altro. Questa è la mentalità per progredire in un mondo difficile, tecnicamente esasperato come quello dell’atletica. Ora tutti guardiamo al nuoto, ma non dimentichiamo che lì ci sono solo bianchi. Un bel vantaggio».
Nella somma delle delusioni (primo della lista Carabelli nei 400hs), presidente e ct hanno messo tutto il comportamento dei velocisti, dove la posizione di Andrew Howe è un problema con spine. Il ragazzo ha talento, vuole andare negli Usa ma non può continuare a essere guidato da una madre brava, ma a fare la madre. «Una situazione che dovremo valutare. Senza decidere d’impulso». Bocciati il fondo (dopo Baldini il nulla) e il mezzofondo, il settore dei salti ha dato il minimo, salvato in parte quello dei lanci (tre atlete fra le finaliste) e della marcia. A settembre ci sarà il piazza pulita per tecnici e atleti. «Abbiamo pochi campioni, dobbiamo salvaguardare loro. Gli altri rischiano tutti, non abbiamo soldi e tempo da buttare», ha chiarito Arese che poi ha citato nomi e cognomi dei campioni, perché nessun altro si faccia illusioni: «Gibilisco, Baldini, che speriamo duri fino a Pechino 2008, non dimentichiamo che ha 34 anni, Brugnetti e Schwazer. Ci sarebbe anche la Martinez: ha talento, ma deve capire che bisogna allenarsi». Parole e critiche che hanno fatto infuriare le vecchie glorie. Fiona May difende gli atleti: «Il dna degli italiani è buono, consiglio di fare piazza pulita, in questi anni troppi atleti sono stati coccolati e viziati». E Pietro Mennea ha messo una «buona» parola: «Non sono d’accordo con Arese, il dna è ottimo, la verità è che in federazione, a parte lui, c’è solo roba vecchia». Solite liti di parrocchia.