Argentin, principe delle Ardenne: «La Liegi è per i grandi: dico Bettini»

«Corsa massacrante come un tappone dolomitico, premia sempre il più forte. Attenti anche a Basso, Di Luca e Cunego»

Pier Augusto Stagi

Con quella faccia un po' così, da eterno furbetto, a vederlo oggi pare un tipo tranquillo, incapace di pugnalarti alle spalle. Invece Moreno Argentin, quando stava in sella alla sua bicicletta, con quel faccino da angioletto veneziano ti castigava in una frazione di secondo. Criquielion se lo ricorda bene: in una Liegi se lo vide sfrecciare davanti a pochi metri dal traguardo.
Eccolo qua, Moreno Argentin, passato agli archivi della storia del ciclismo come il «principe delle Ardenne», per quelle sue quattro Liegi-Bastogne-Liegi e le tre Freccia Vallone. Solo Merckx seppe vincerne cinque. «Ma quello là era di un altro pianeta...», dice lui, che sulle strade delle Ardenne, però, a Merckx si avvicinò molto. Argentin è stato un grande cacciatore di classiche, un atleta che fiutava la corsa, come un bracco fiuta la preda. «È un fatto di appeal: quelle corse mi mettevano i brividi, le sentivo come poche altre - ci spiega il veneto, che oggi fa l'imprenditore in campo edile - c’era un clima incredibile. Per la gente, dico. Un tifo da stadio. E il corridore lo sente».
La Liegi-Bastogne-Liegi: per la storia è la decana delle classiche, la «Doyenne», per i corridori «la corsa giusta». «Premia quasi sempre il più forte. La Liegi è una delle corse più massacranti e difficili, assieme al Lombardia. È da considerare alla stessa stregua di un tappone dolomitico; una via crucis in dodici stazioni, che da quelle parti prendono il nome di cotes» (dodici salite, disseminate lungo i 262 chilometri del percorso. Partenza da Liegi domani alle 10.15, arrivo ad Ans, attorno alle 17. Diretta tv, su Rai Tre dalle 15.30).
Vittorie importanti, belle. La prima Liegi nell'86 davanti a Criquielion, la seconda nell'86 davanti a Van der Poel, la terza nell'87, ed è quella che più brucia a Criquielion. In fuga con Roche, a otto chilometri dal traguardo il loro vantaggio è ancora di 1'15": sembrano imprendibili. Dietro Argentin è solo, avendo lasciato per strada Millar e Madiot. I due fuggitivi arrivano alla fiamma rossa dell'ultimo chilometro che sono quasi in surplace, alle loro spalle piomba Argentin, che li batte in volata. «Quel giorno non ero il più forte - ricorda Moreno - vinsi grazie a un pizzico di fortuna».
Quattro anni più tardi, su un percorso inedito, Argentin si trovò a fare lo sprint con Criquielion, Sorensen e Indurain. «Bella vittoria anche quella...».
Che tipo di Liegi ti aspetti di vedere domani? «Vincerà un grande corridore, su questo non ci sono dubbi. Io spero negli italiani. Bettini, Basso, Di Luca, Rebellin, Cunego: tutti possono fare bene. Punto però sul tris di Bettini, assieme a Bartoli, è quello che mi assomiglia di più».