Argentina campione di scaramanzia Van Basten apre le porte dell’Olanda

Pekerman rinuncia alla rifinitura perché pensa porti bene. Marco senza segreti: tutti possono seguire l’allenamento

nostro inviato a Francoforte
Forse non sarà una cosa seria, ma è sempre Argentina-Olanda. Il bello del calcio, almeno nelle intenzioni. Vale per vincere il girone e magari evitare il Portogallo che, a rigor di pedigree, è più rognoso del Messico. Non è quella partita da dentro o fuori che avrebbe riportato il pallone ad una tragedia shakespeariana. Torna in campo l’Argentina che ha incantato il mondo: otto reti in due sfide, parata di stelle e gol, fantasie e fantasticherie. Squadra che non sa dove mettere i suoi talenti, perché in campo non ci possono stare tutti. Per intanto se ne torna in panca Lionel Messi e non tutti gradiscono l’idea. Ma questa è partita per tirare il fiato e lasciar spazio alle seconde linee. Pekerman tien fuori i tre ammoniti: Heinze, Saviola e Crespo. Marco Van Basten non bada all’etichetta e tien fuori addirittura cinque titolari (fra cui Robben).
Il mondo dovrà accontentarsi di godersi uno spettacolo dimezzato, non proprio di serie B. Però se è vero che contano la maglia e il bene patrio, Francoforte accoglierà la prima vera classica di un calcio che cambia uomini e nomi, ma non dimentica la tradizione delle grandi squadre. Quasi 30 anni dalla finale mondiale del 1978 a Buenos Aires (25 giugno). Olanda e Argentina festeggeranno davanti a Maradona che starà in tribuna e a Van Basten che se ne sta in panca: vent’anni dopo (22 giugno 1986) la mano di Diego che sconvolse il mondo e sbeffeggiò l’Inghilterra. Tra nomi e fatti c’è il succo della bellezza di questa sfida. Oggi l’altro Diego, che poi si chiama Lionel, sta in panca. «Ma è una benedizione per il football argentino», Pekerman lo ripete come un leit motiv per il calcio che verrà. In attacco toccherà a Julio Ricardo Cruz, il jardinero dell’Inter che coltiva gol, e insieme a lui Carlito Tevez: coppia improbabile ma che conosce il modo di sfondare Van der Sar. Messi avrà tempo, continua a dire Pekerman. La sua velocità è un rischio per i muscoli, se si intossicano diventano guai. Il ct lo usa con il bilancino, in attesa delle partite del dentro o fuori dove conteranno talento e gol, specialità nelle quali Messi è ben messo.
Per vincere si fa di tutto. Pekerman ci include anche la scaramanzia: e allora evita l’ultimo allenamento, quello che la Fifa concede sul campo di gioco. È partito così nella prima partita e adesso non cambia rotta. La scaramanzia è una delle compagne privilegiate di allenatori e giocatori. A ciascuno il suo. I sudamericani sono maestri nell’arte. Ieri pomeriggio, sul prato del Waldstadion, hanno sgambettato solo gli olandesi che, dalla loro, hanno la tradizione sul campo: ai mondiali hanno incontrato gli argentini solo tre volte. Il curriculum dice due successi e una sconfitta, peccato sia arrivata nell’occasione che più contava: la finale del mondiale 1978, quando la devastarono i gol di Mario Kempes e Daniel Bertoni. Inutile cercare i segreti dei lancieri. Van Basten parla in una macedonia di lingue, tedesco, olandese, italiano, inglese e spagnolo, ma con un succo di concetti. E se qualcuno vuol metterlo a nudo, lui disarma dicendo: «Il mio segreto è quello di non aver segreti, faccio come mi ispira l’attimo». E ieri l’ha dimostrato: l’Olanda è stata la prima squadra del mondiale a permettere alle tv di tutto il mondo di riprendere l’allenamento senza il freno inibitore dei primi quindici minuti eppoi basta. Training a ritmi sacchiani, come da buon discepolo, partitella che sembrava sfida vera.
Oggi non sarà partita giocata a cuor leggero, ma senza il peso di doverla vincere ad ogni costo. L’Argentina non è più in maschera, comincia a seminar dubbi. È davvero il Brasile il vero favorito del mondiale? Lo stratega Pekerman ha già capito che aria tira ed ha cercato di raffreddare teste e ambiente. «È troppo presto per giudicare il nostro potenziale e i discorsi sui favoriti non mi sono mai piaciuti: è prematuro parlarne». E intanto Tobias, il ragazzino portato dietro come mascotte-portafortuna, non sbaglia un colpo.