Argentina interista in finale

Il leit-motiv della Confederations Cup è sempre lo stesso. E come potrebbe essere altrimenti? Una semifinale giocata a fine giugno, con 32° all’ombra, da calciatori che sono sui campi da quasi un anno. Ritmi scanditi da stanchezza, poca lucidità e pochissima voglia di attaccare da entrambe le parti. Alla faccia di «Kaiser» Franz Beckenbauer che aveva accusato i brasiliani di essere in Germania «solo per un allenamento». E questi?
Brutta partita quella che ha visto di fronte, all’Arena di Hannover, Messico e Argentina (più che sperimentale), che con tutto il rispetto non sono Germania e Brasile. La noia più totale. Adriano dove sei? Zanetti e compagni con il lutto al braccio per la morte del giovane portiere argentino Molina, nazionale under 17. Il frutto delle gambe pesanti sono una serie di brutti interventi, più per scelte sbagliate di tempo che per cattiveria, che culminano nelle prime due espulsioni di tutta la manifestazione, decretate dal nostro Rosetti; arrivano entrambe allo scadere dei tempi regolamentari, per i giocatori tra l’altro più pericolosi durante il match. Marquez e Saviola. 0-0 nei 90 minuti. La finale però fa gola e i sussulti arrivano nei supplementari. Due gol in 6 minuti. Vantaggio messicano firmato Salcido e risposta argentina con Figueroa (4 gol in tre partite per lui). I rigori eliminano il Messico: decisivo l’errore di Osorio. La finale di Francoforte, in programma mercoledì, proporrà così il «super clàsico»: Brasile-Argentina.