Argentina o Brasile, è una coppa sonnifero

Coppa America, che flop: le grandi non hanno ancora vinto una partita. Messi e Neymar deludono... Ma hanno ancora senso i grandi tornei a fine stagione? Nel 2012 toccherà agli europei. Perché non concentrare le coppe continenatli nello stesso momento?

Hanno poco da stare allegri a Buenos Aires. Ma nemmeno a Rio è carnevale. Argentina e Brasile stanno giocando una coppa Ame­rica della mutua, lo stesso vale per le altre, roba piccola, dall'altra par­te del mondo il football sembra davvero lontanissimo, la canicola occidentale suggerisce l'ozio, gli orari notturni di alcuni appunta­menti sono sconsigliabili nono­stante siano in grado di combatte­re l'afa nostrana, a sera, poi, me­glio una fetta di anguria bella fre­sca o una coppa al cioccolato in ge­lateria, piuttosto che certi anda­menti lenti delle figurine di carta che arrivano via satellite da Baires e dintorni.

Insomma la coppa America è una sbornia soltanto per i procura­tori, direttori sportivi, affaristi, ma­neggioni, di quelli che vanno alla scoperta di talenti soltanto per­ché c'è il raduno del torneo. Negli altri undici mesi che fanno i succi­tati esemplari? Vivono di spiate, di relazioni, di dvd e cd, Maomet­to non va mai alla montagna. Bah, intanto la collocazione di questi campionati continentali, sia l'eu­ropeo, sia il sudamericano, con­fermano che l'anarchia regna so­vrana, ognuno fa quello che vuo­le, andando a intossicare e a falsa­re i campionati di riferimento. L'idea dell'Uefa, che finora non ha trovato grande avvallo a Zurigo in casa Blatter, è quella di concen­tr­are i vari tornei nello stesso peri­odo, una specie di football month, un mese dedicato per tutti alle competizioni per nazionali. Così facendo si eviterebbe, ad esem­pio, di vedere i sudamericani e afri­cani e asiatici a r­iposo quando i lo­ro sodali di club giocano il campio­nato europeo e viceversa, come sta accadendo in queste ore.

E poi c'è ancora un'altra questio­ne da affrontare: è ancora logico disputare i tornei nel periodo giu­gno­luglio o non sarebbe più con­veniente traslocare il tutto a gen­naio- febbraio o all'inizio della sta­gione, settembre dico? Le com­missioni si riuniscono ma sareb­be opportuno che al meeting par­t­ecipassero anche i diretti interes­sati, i calciatori, perché possano spiegare, illustrare le indicazioni e controindicazioni del calenda­rio. Di certo la coppa America sta ri­ve­lando il limite cui è arrivato il fo­otball moderno, intasato di ap­puntamenti, amichevoli, coppe, memorial, nazionali, under 21, coppa Fifa per club, un monte pre­mi goloso per i dirigenti delle so­cietà e delle federazioni alla can­na del gas (e anche per gli stessi emiri) ma è ormai un logorio che finisce per squalificare il prodot­to, per abbassare la cifra di un evento, come appunto la coppa America.

A Baires i problemi ri­guardano il papà di Messi che ve­de Lionel in crisi psicologica. Ma c'è anche mamma Tota, genitrice di Maradona ricoverata in ospeda­le per problemi di respirazione, l'Argentina teme di dover piange­re. Ma i casi di Messi o di Neymar, di Ganso o di Milito stanno a signi­fi­care che di troppo calcio e di trop­pa propaganda si finisce fuori giri e si va in sovradimensione del fe­nomeno. Per chi? Perché? E l'an­no prossimo di questi tempi ci oc­cuperemo di Ucraina e Polonia, nel senso del campionato euro­peo, con argentini, cileni, brasile­ri, peruviani, costaricensi tutti in panciolle ad aspettare. Dicono che sia un mondo di professioni­sti. Per il conto corrente.