In Argentina scoppia la guerriglia per le strade: «Bush torna a casa»

Vertice delle Americhe: a Mar del Plata scontri con la polizia, distrutti negozi e banche. Corteo contro il presidente Usa guidato da Maradona e Chavez

Felice Manti

Una furiosa battaglia tra polizia e manifestanti ha inaugurato il vertice di Mar del Plata in Argentina. Il quarto summit delle Americhe si è infiammato a causa della presenza del presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Poco dopo l’inizio del vertice, durante l’intervento del presidente argentino Nestor Kirchner, circa 200 manifestanti appartenenti all’ala più intransigente dei piqueteros argentini hanno cercato di violare la zona di sicurezza e sono stati respinti dalla polizia.
Gli attivisti dell’ultrasinistra, appartenenti ai movimenti Quebracho e militanti del Partito operaio hanno cercato di raggiungere il Teatro Auditorium e l’Hotel Hermitage, dove si svolge il vertice. Alle 23 circa, ora italiana, al grido «Get out Bush!», Bush vattene, i dimostranti hanno assalito le forze dell’ordine con una fitta sassaiola, seguita a una pioggia di bombe Molotov lanciate con rudimentali ordigni chiamati «schioppi delle baraccopoli». La polizia ha cercato di disperdere la folla a colpi di bastone, poi è stata costretta a sparare gas lacrimogeno e proiettili di gomma. I manifestanti, molti dei quali con il volto coperto, una volta dispersi hanno deciso di infierire per oltre un’ora su negozi ed automobili. La polizia ha arrestato 57 persone.
La lunga scia di violenza si è estesa anche in altre città del Sudamerica, come a Neuquen, 1.200 chilometri al sud di Buenos Aires, e a Montevideo, dove tre agenti sono stati feriti dai sassi e la polizia ha effettuato alcuni arresti. A Buenos Aires, in Argentina, un gruppo di attivisti ha infranto le vetrine di una filiale della Bank of Boston.
I primi segnali anti-Bush si erano già registrati durante la mattinata, quando si era svolta una marcia di protesta contro il presidente stesso, alla quale avrebbero partecipato circa 30mila persone.
Il corteo era guidato dall’ex calciatore argentino Diego Armando Maradona, che ha marciato al fianco del presidente Venezuelano Hugo Chavez. È stato proprio Chavez a chiudere la manifestazione con un discorso molto duro nei confronti del presidente Bush. L’intento, peraltro preannunciato, del presidente venezuelano è quello di affondare il progetto promosso dagli Stati Uniti per la creazione del FtaA (Free trade area of Americas), una zona di libero scambio nelle Americhe. «Tra le molte cose che ognuno di noi ha portato - ha urlato Chavez ai manifestanti - qui c’è una pala da becchino, perché qui a Mar del Plata seppelliremo il progetto FtaA. Chi lo seppellirà? I popoli d’America». Alla condanna di Chavez, accolta da una vera e propria ovazione, ha fatto seguito il diktat di Maradona: «L'Argentina è onesta. Cacciamo Bush».