Gli argentini vogliono far volare il «Colombo» come Bergamo

Corporacion America si candida a gestire l’aeroporto genovese puntando sul low cost

Gestire a livello operativo l’aeroporto «Cristoforo Colombo» di Genova, avendo come modello lo scalo di Orio al Serio di Bergamo e non escludendo una possibile partecipazione azionaria, con l’obiettivo di incrementare il traffico merci e passeggeri dello scalo genovese di circa il 30 per cento in tre anni e del 60 e anche 70 per cento nell’arco di cinque.
È la proposta presentata ieri mattina nella sede dell’Autorità Portuale di Genova, azionista di maggioranza della società che gestisce il Colombo col il 60 per cento, dal Gruppo Miro Radici Finance e da Corporacion America, gruppo argentino attivo in diversi sdettori e gestore di 36 aeroporti.
Alla presenza del presidente dell’Autorità Portuale Giovanni Novi, i rappresentanti delle due società hanno illustrato alla stampa i punti sostanziali di quello che al momento è solo una proposta, ma che Palazzo San Giorgio valuta con grande interesse e ha già sottoposto agli altri due azionisti: la Camera di Commercio di Genova (che detiene il 25 per cento del pacchetto azionario) e la ADR (Aeroporti di Roma con il 15 per cento, di cui peraltro è già stata annunciata la dismissione) in vista del prossimo incontro del Consiglio di Amministrazione che dovrebbe riunirsi entro una decina di giorni.
«Siamo interessati alla gestione della struttura genovese, che secondo noi ha un ampio margine di crescita - ha spiegato Roberto Naldi, vicepresidente di Aeropuertos Argentina 2000, che fa capo a Corporacion America - contiamo di aumentare il traffico passeggeri del 25-30% in tre anni e del 50% in cinque. Il presidente Novi ci ha prospettato l’eventualità di rilevare la quota Adr. È possibile, in questo caso saremmo comunque soci industriali». Naldi ha indicato nell’incremento dei voli low cost la principale linea di sviluppo, da perseguire attraverso il coordinamento tra società aeroportuale, compagnie aree, istituzioni, enti e associazioni locali e nel potenziamento dei servizi commerciali «no aviation».