Argento e Landis, maestri dell'horror

I due registi testimonial di "Master of Horror", serie di film da domenica su Sky Cinema Max. Dario: "Più di tutto mi spaventa il mio mondo interiore". John: "La mia paura? Un presidente che parla con Dio"

Fa più paura Dario Argento. A guardarlo in faccia, mica a sentire quel che dice. John Landis è più bonaccione, almeno all’apparenza, il sorriso incorniciato dalla barba da profeta. Uno il titolo di mago del terrore se l’è conquistato a suon di gialli da lasciarci l’anima sulla poltrona, l’altro se non è un usurpatore poco ci manca, perché tolti Un lupo mannaro americano a Londra e, in parte, Ai confini della realtà, con il thriller è imparentato molto, ma molto alla lontana. Mica faranno paura Una poltrona per due o The Blues Brothers, semmai faranno sì schiattare, ma dal ridere.

Comunque sia la passione per il giallo li ha uniti per Sky, dove da domenica su Cinema Max, apriranno una serie di tredici film, ciascuno diretto da un autore diverso, da Carpenter a Tobe Hooper a Joe Dante. Una serie certamente da brividi, come già appare lampante dal titolo, Masters of Horror. Argento e Landis ne hanno dato ieri una ghiotta anticipazione all’Università Iulm di Milano, davanti a frotte di studenti cinefili, alcuni dei quali, magari, avrebbero preferito trovarsi di fronte Cristian Mungiu. Come chi è? È il regista romeno, fresco di Palma d’oro a Cannes, con il suo dolente 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, per il quale pare che gli esercenti italiani stiano facendo a botte.

Alla lezione, non si sa quanto proficua, è seguita la conferenza stampa, dove i due maestri, dell’umorismo, oltre che del terrore, hanno dato spettacolo. Landis, come detto, all’apparenza è più goliardico, come si addice alla sede prescelta per il lancio di The Master of Horror, ma Argento quando ci si mette, estrae da quella faccia che, chiedendo scusa per il paragone, ma calza alla grande, sembra quella dell’assassino di uno dei suoi film, ecco Argento è capace di sottilissime ironie. Come quando sibila, cercando di restare serio: «Mentre giro un film non mi diverto mai». Puntualmente smentito da Landis: «Non è vero, si diverte come un matto, ma non lo vuole ammettere». «È un bugiardo», lo rimbecca beffardo Dario, che non fa mistero dei propri, personalissimi, orari di lavoro hollywoodiani: «Comincio al mattino, ma alle cinque stacco per - non si stenta a crederlo - la grande gioia della troupe». «L’esperienza americana? Bella, ma non credo che la ripeterò», un modo educato per dire che a Hollywood non lo rivedranno manco col binocolo.

È tutto una contraddizione l’Argento vivo, che spiega come in America si lavori meglio che in Italia, dove impazza una censura rompiscatole come poche: «Questo no, questo nemmeno. Questo può andare solo in seconda serata, quindi forse conviene lasciar perdere. Insomma, è un incubo per un regista lavorare così. La censura rovina i tuoi sogni». E giù osanna agli studios americani dove invece gli hanno lasciato carta bianca, perfino in due scene, per così dire, nel primo dei tredici film della serie horror in arrivo su Sky, proprio quello che farà da apripista domenica: Jenifer il titolo. Un dolce nome di donna, dietro cui si nascondono agghiaccianti perversioni. E dove Argento, salvo errori od omissioni, si cimenta per la prima volta, con scene molto spinte. «La prima di sesso orale - precisa -, la seconda - e siamo sempre in zona - con un pene mangiato». Niente censura gli chiede un collega più curioso degli altri. «Sì - risponde con il suo sorriso sornione Argento - dall’una mi hanno tagliato tre secondi, dall’altra quattro». Che possono essere pochi o tanti, ma nessuno ha osato chiedere quanto sono durate le due sequenze, così a occhio definibili hard, più che horror. E poi, cogliendo qualche perplessità nell’aria, butta lì la migliore della giornata: «Al mio collega giapponese Takashi Miike, avevano chiesto di tagliarlo tutto, il film».

John Landis ride di continuo anche quando parla (malissimo) di Bush, ma l’ultimo uomo di spettacolo americano che abbia votato repubblicano deve essere stato Sinatra, con la solita solfa: «La vera paura è avere un presidente che assicura di ascoltare i suggerimenti di Nostro Signore». Si aspettava applausi a scena aperta? Ha ricevuto un inatteso gelo. Il livello sale di tono e di interesse, anche se è difficile capire fin dove Argento e Landis siano seri, quando si tirano in ballo le streghe, gli zombi (e ridagli con la Casa Bianca), i licantropi, i vampiri e il diavolo. «Quello sì che mi fa paura», rivela Argento - che racconta come fu impressionato, anni addietro, dalla lettura di un libro di Anatole France. «Allora vivevo da solo e lo spavento fu tale che costrinsi un gruppo di amici a venire a dormire a casa mia per diversi giorni». E poi aggiunge: «Ma più di tutto mi inquieta il mio mondo interiore».

Immancabili, ma senza essere esageratamente untuosi, i complimenti reciproci. Quali sono i film dell’altro che ciascuno dei due preferisce, osa domandare un incauto collega, che da Argento si sente ribattere: «Come detesto queste classifiche, quali sono i film più belli della storia, i tre libri da portare su un’isola deserta. Ma poi si lascia scappare che di Landis ama Una poltrona per due, naturalmente The Blues Brothers e Un lupo mannaro americano a Londra. Ricevendo in cambio dal collega Suspiria e Quattro mosche di velluto grigio». Buono spavento a tutti.