Argento mondiale per mamma Josefa A 42 anni in canoa verso Pechino

«Sono donna, moglie e madre due volte, ma nel mio futuro c’è anche lo sport: vedrò, gareggiare mi esalta»

Francesco Rizzo

Josefa Idem inganna il tempo: invece di aspettare i fili d’argento fra i capelli, l’argento se lo mette al collo. Compirà 42 anni il 23 settembre ma la canoa azzurra ha ancora in lei la signora delle medaglie. L’ultima conquistata ieri a Szeged, in Ungheria, bacino dei mondiali velocità: secondo gradino del podio nel K1 500 metri, la gara nella quale era già andata a segno in tre Olimpiadi di fila, bronzo ad Atlanta, oro a Sydney, argento ad Atene. Durare nel tempo e restare protagonisti, il sogno di molti sportivi. Davanti alla Idem è arrivata solo la magiara Dalma Benedek, idolo di casa, classe 1982: quando la Benedek aveva 2 anni, Josefa gareggiava già ai Giochi di Los Angeles, conquistando il bronzo nel K2 500 m. con la Germania Ovest, pezzo di apertura di una collezione personale di ventidue medaglie tra Olimpiadi e mondiali.
Tedesca di Goch, in acqua da quando era una ragazzina, la Idem è diventata italiana sposando Guglielmo Guerrini, suo allenatore: dal 1990 pagaia in azzurro e vive a Santerno, vicino a Ravenna. La coppia ha due figli, Janek (11 anni) e Jonas (3). Mamma Josefa continua a gareggiare, adeguando il calendario agonistico alla propria età, all’«orologio biologico», come dice lei e allenando la testa per «abbattere le barriere mentali». Con lo spirito di chi scende in acqua per divertirsi: «Lo sport non è sacrificio, un sacrificio è non avere il pane ogni giorno», appunta sul suo sito web.
Ieri la Idem era quinta a metà gara e ha dovuto lottare con la cinese Zhong Hongyan, precedendola di soli 42 centesimi. «È stato bellissimo - racconta Josefa -: sono riuscita a trasformare la condizione di gareggiare davanti a 40.000 mila persone che incitavano la Benedek in una grande motivazione personale. Un tifo incredibile, mentre si pagaiava c’era il rischio di perdersi a guardarlo. Il finale è stato pazzesco ma il pubblico mi ha dato una carica fortissima». E un argento unica luce in una magra spedizione azzurra. «Il mio futuro? Venivo da un anno di pausa, vedrò cosa fare. Pechino e il mondiale del prossimo anno non mi spaventano: ci sono gli europei a Milano nel 2008 e pagaiare in casa, poco prima dei Giochi, non sarebbe male. Ora però voglio godermi questa medaglia e pensare alla mia famiglia, alla quale devo molto. Sono atleta ma, in primis, sono donna, moglie e mamma». Sì, ma con l’elisir dell’eterna giovinezza nascosto nella canoa.