Aria da anni ’70: autonomi contro la polizia

Milano, riapre un circolo di ultradestra, i militanti di Rifondazione in piazza tentano di sfondare il cordone di agenti per aggredire gli skinhead. La città rivive un pomeriggio di tafferugli: picchiato un fotografo,
scontri a colpi di manganellate e bottiglie di vetro davanti al
Cimitero Maggiore

da Milano

I rossi da una parte, i neri dall’altra. In mezzo, la polizia a dividere le fazioni opposte. È uno scenario da anni Settanta quello visto ieri a Milano, con un quartiere letteralmente blindato per la paura di scontri.
L’occasione la fornisce l’inaugurazione del circolo di destra «Cuore Nero». L’11 aprile 2007, infatti, al momento della vera apertura, la sede di via Pareto era stata fatta saltare in aria da un ordigno esplosivo piazzato sulla porta d’ingresso proprio la notte che precedeva la cerimonia.
I militanti neri ci hanno riprovato ieri pomeriggio quando la sede è stata inaugurata davvero e per la seconda volta. I loro «nemici» della sinistra antagonista hanno risposto con un’adunata a poche centinaia di metri e tanto di presidio «antifascista». Un corteo organizzato da una casa occupata della zona, la «Torchiera», diventata nell’occasione «l’ultimo baluardo della democrazia messa in pericolo» dal ritorno dei «cuori neri».
Di democratico, però, i manifestanti dei centri sociali, cui si sono uniti i militanti di Rifondazione comunista, dimostrano ancora una volta di avere poco o nulla. Basta infatti la presenza di un esponente leghista, Costante Ranzini, con fazzoletto verde «padano» al taschino per gettare i buoni propositi dalla finestra.
Quando Ranzini si avvicina al presidio di piazzale Cimitero Maggiore, gli antagonisti vanno in fibrillazione. E agli insulti seguono le minacce e un fitto lancio di bottiglie e oggetti vari. Il leghista si allontana con l’aiuto della polizia, ma gli autonomi non si placano. Parte una carica alle forze dell’ordine, prontamente respinta dagli agenti, cui segue una seconda ondata nella quale viene fatta esplodere anche una bomba carta. La polizia deve ricorrere a qualche manganellata perché torni la calma.
La tensione è altissima già prima degli scontri con la polizia, nelle prime ore del pomeriggio. Mentre qualche centinaio di autonomi organizza la «festa» in piazza con tanto di musica, falce e martello al vento e striscioni, i neofascisti cominciano a riunirsi davanti alla loro sede. Molti sono giovanissimi, pochi invece quelli della vecchia guardia. Teste rasate, polo e camicie nere, tatuaggi e bandiere tricolori: il solito folclore skinhead, accompagnato da cori da stadio a go-go in un clima tutto sommato tranquillo, quasi goliardico all’inizio, non fosse per qualche screzio con stampa e tv.
«Non vogliamo essere ripresi o fotografati fino alla lettura del nostro comunicato ufficiale. E non rispondiamo a nessuna domanda», il diktat degli skinhead, molti dei quali abituali frequentatori della curva nord interista a San Siro, sotto l’effigie degli «Irriducibili 88». Qualche fotografo non ci sta, tenta di fare il furbo e scatta di nascosto. La reazione dei «cuori neri» è veemente. Cinque, sei energumeni partono a razzo contro gli operatori. Li raggiungono, li bloccano. Ne nasce una discussione, volano un paio di ceffoni, qualche pedata. Alla fine i fotografi, tra cui una ragazza, sono costretti ad allontanarsi per non essere ulteriormente malmenati dai robusti militanti di destra.
Cala il tramonto, la situazione si fa più tranquilla. L’ingente numero di poliziotti, carabinieri e vigili urbani impiegati sembra avere in pugno la situazione. La guerriglia è finita, gli autonomi tornano nella casa da loro occupata, in attesa del concerto serale; i neofascisti possono dire di essere riusciti a inaugurare il loro circolo. Ma la difficile convivenza resta. Così come la tensione. Possibile che gli anni Settanta non abbiano proprio insegnato nulla?