ARIA CONDIZIONATA: BATTAGLIA DI CIVILTÀ

Oggi, su queste pagine, inizia un dibattito un po’ insolito. Un dibattito su cui - diciamolo subito - anche la nostra redazione è spaccata. Da un lato, la mia stanzetta dove le finestre sono sempre aperte, i condizionatori sempre spenti, e dove il clima non è propriamente freschissimo. Dall’altro le stanze dei colleghi dove invece sembra di essere al Polo Nord. Mancano solo i pinguini.
E’ una scena bruttissima: la temperatura contro la quale i colleghi lottano d’inverno nel momento in cui i caloriferi si fermano anche solo per un attimo, battendo i denti per protesta contro il freddo, è la stessa identica temperatura che creano artificialmente con i loro condizionatori a mille. Diciannove, diciotto, quando non quindici gradi. Senza contare i danni indotti che fanno al piacere estetico di lavorare al Giornale costringendo le nostre belle colleghe a stare molto coperte causa freddo eccessivo. Mentre, in caso di caldo eccessivo, sarebbero conseguentemente costrette a scoprirsi.
Ma, al di là dell’aspetto estetico della questione, io credo che quella dell’aria condizionata sia una battaglia di civiltà. Più importante addirittura di quella contro il fumo in pubblico. Così come è stato giusto che i fumatori non appestassero più i non fumatori (anche se trovo che ci siano stati integralismi eccessivi nella battaglia di Sirchia e gli integralismi creano sempre danni, anche alle battaglie giuste), penso che sia giusto che i patiti delle temperature artificialmente polari non obblighino tutti gli altri a subirle.
Già nei giorni scorsi, vi abbiamo proposto un viaggio di Erika Falone in città e sui mezzi pubblici per raccontare la guerra dell’aria condizionata, con l’alternanza fra supercaldo e superfreddo, con tanto di condensa pronta a cadere sulla testa dei passeggeri degli autobus o dei treni regionali abituati a viaggiare a temperature polari. Il 17 e il Voltri-Nervi prima di tutti. So di essere in minoranza.
So che oggi parlare contro l’aria condizionata equivale a cercarsi grane. Ma un conto è combattere il caldo e cercare una temperatura più accettabile. Un altro è imporre a tutti temperature polari in nome di un malinteso senso del «benessere» delle persone. Ormai, a causa della sciagura dei condizionatori, c’è gente che quando arrivano i venti gradi inizia a strillare contro il «caldo insopportabile», invocando il gelo da aria condizionata già ai primi tepori di marzo.
Insomma, io credo che quella contro l’aria condizionata - contro questa aria condizionata - sia una battaglia di civiltà. Il dibattito è aperto, fra favorevoli e contrari e noi ospiteremo tutte le opinioni, come sempre.
Anche stavolta, leggere il Giornale rinfrescherà le idee. E, mai come in questo dibattito, l’espressione «rinfrescare» ci pare adeguata.