«Aria da funerale? Tanto siamo in tema»

TorinoParole, parole, parole: Mina e Alberto Lupo, indimenticabili. Dal canto suo Claudio Ranieri non accenna alcun ritornello musicale, ma alla vigilia dell'ultima classica del campionato manda in scena il suo «io» come se nulla fosse accaduto nelle ultime settimane. Peccato però che, al di là delle (più o meno) solite parole, valgano molto di più l'espressione del suo volto e il siparietto che precede la conferenza stampa. Quando, davanti alla postazione a lui riservata, si trovavano due vasi di rose: «Danno fastidio alle telecamere?», la domanda del solerte addetto stampa juventino. «No, però pare di essere a un funerale», la risposta di uno. «Tanto siamo in tema», la stoccata di Ranieri. Che poi ha mosso sì e no tre muscoli facciali nel presentare la sfida di stasera al Diavolo. Professando ancora la convinzione di essere «l'allenatore della Juventus sia per questo che per l'anno prossimo. Non mi sento un ex, anche se solitamente quando c'è fumo, c'è anche arrosto. Sento colpe? Me le do quando vinco, figuriamoci quando le cose non vanno come si vorrebbe. Le scelte però si fanno prima: dopo, è troppo facile essere allenatori».
In attesa magari di togliersi qualche sassolino dalle scarpe («ma non esiste una mia verità»), il tecnico romano ha intanto provato a ricompattare la squadra fingendo che domenica scorsa non sia successo nulla («si è scritto di tutto, la verità è che negli spogliatoi c'era solo tanta voglia di reagire») e preparandosi magari oggi a ridare fiducia a Camoranesi, ribelle doc. Del resto, l'assenza dello squalificato Nedved dovrebbe facilitare l'impiego dell'oriundo, con Marchionni dirottato a sinistra. «Andiamo a giocarcela, come sempre. Vogliamo reagire e parlare con i fatti».
I numeri però sono impietosi: la Juve non vince da sei partite e l'ultimo successo risale al 21 marzo in quel di Roma. Da allora, quattro pareggi, due sconfitte e 13 gol subiti, il Milan che le ha soffiato il secondo posto e la Fiorentina ora staccata di sole cinque lunghezze: «Ci siamo messi nei guai, usciamone» è l'imperativo di un comandante che a parole si dice certo che la truppa sia ancora con lui. E se Ancelotti ne riconosce il gran lavoro svolto, lui ringrazia e dice «che tra gente di calcio ci si intende. Però la vita degli allenatori è fatta così, decidono i risultati». Vero che il 15 aprile Blanc lo aveva confermato fino a giugno 2010 indipendentemente da quelli, ma poi «sono arrivate la parole dell'ingegner Elkann - ha puntualizzato Ranieri - e io non posso che condividerle. Servono i risultati, niente altro. Prima finiamo la stagione, poi parleremo». Gli verrà detto che si è deciso di cambiare: se così non fosse, allora sì che la sorpresa avrebbe del clamoroso.
Quanto all'oggi e alle restanti tre partite, serviranno orgoglio e dignità: Del Piero potrebbe festeggiare le 600 partite con la maglia della Juventus partendo dalla panchina, mentre in difesa il ko di Molinaro (stagione finita) dovrebbe portare allo spostamento di Grygera a sinistra con Zebina che ne prenderebbe il posto a destra. In alternativa non resta che De Ceglie, imbarazzante però domenica scorsa contro il Lecce: meglio, insomma, il mestieraccio del ceco piuttosto che l'acerbo aostano. In mezzo, Zanetti è certo del posto e farà coppia con uno tra Poulsen e Tiago. Se poi l'anno prossimo ci sarà Diego, se lo godrà qualcun altro: «A me nessuno ha ancora detto nulla», la chiosa di Ranieri. Solo. Più che mai.