Arianna: «Dedicato a mio fratello»

Arianna Follis entrò da protagonista nelle cronache sportive suo malgrado, in una tragica giornata del mese di marzo 2001, quando suo fratello Leonardo morì sepolto sotto una valanga mentre stava allenandosi per il Trofeo Mezzalama. Arianna faceva già parte della squadra nazionale e, allora come oggi, era una donna timida e modesta. La differenza è che ora è diventata una delle fondiste più forti al mondo, in corsa per la vittoria al Tour de Ski, gara a tappe che si concluderà domenica con la scalata al Cermis.
Da Gressoney, patria di molti famosi sciatori alpini ai vertici dello sci di fondo... Perché?
«Da bambina facevo anche discesa, fino alla categoria ragazzi mi sembra, ma nel fondo andavo molto meglio, ero spesso sul podio. La mia famiglia poi aveva una tradizione nello sci nordico, mio fratello era bravo e io volevo emularlo... La mia scelta l’ho fatta così, da bambina».
Oggi nella sprint a tecnica libera di Asiago si giocherà molte delle sue possibilità di vittoria finale al Tour de Ski, l’appuntamento più importante di una stagione senza Mondiali e Olimpiadi.
«Sì, sarà una gara decisiva, la sprint sulla carta sembra facile, ma in realtà è la più difficile, dalle qualifiche alla finale passano almeno tre ore nelle quali bisogna mantenere la concentrazione. Rispetto a Praga (dove Arianna ha vinto il 30 dicembre, ndr) la pista è diversa, ci sarà anche una discesa e quindi la gara sarà più tattica: vedremo fin dalle qualifiche se sarò in giornata come a Praga, quando mi sono sentita quasi imbattibile...».
Come si vive uno sport duro come il fondo, nel quale prima di partire per una gara si deve sempre pensare «per andare forte dovrò morire di fatica»?
«Quando stai bene fisicamente e psicologicamente, quando sai che sei in forma, alla fatica non pensi, sai che la gara sarà dura, ma l’accetti, lo hai scelto tu di farla e anzi, mentre scii senti che puoi dare di più e allora è anche bello chiedere al tuo fisico di spremersi fino in fondo. Quando invece sei più stanca pensare alla gara è dura, però non puoi sfuggire alle tue scelte, per fortuna a me capita raramente di sentirmi così!».
Lei sta raccogliendo l’eredità di grandissime campionesse del passato. L’Italia nel fondo ha vinto con Di Centa, Belmondo, Paruzzi, Valbusa... Com’era l’ambiente in squadra con loro?
«Ho avuto poco a che fare con Di Centa e con Belmondo, quando loro vincevano (e litigavano... ndr) io ero nelle squadre giovanili, le mie guide sono state Gabriella Paruzzi e Sabina Valbusa. Ero scarsa, ma grazie a loro ho capito come ci si deve allenare per diventare forti».
Suo fratello Leonardo sarebbe orgoglioso di saperla fra le migliori al mondo... Quando e come pensa a lui?
«Nei momenti di massima gioia, dopo una vittoria o un bel risultato, sono sempre presa da mille cose, quando però mi ritrovo da sola a rivivere quanto ho fatto penso a lui e mi manca davvero tanto: sarebbe bellissimo condividere con lui la mia felicità».
Ma in trasferta divide la camera da letto con le compagne di squadra o con Alessandro, suo marito nonché skiman?
«Con mio marito, una bella fortuna, no?».
Ha mai avuto sospetti di doping sulle avversarie, su quelle che un anno vincono tutto e l’anno dopo spariscono, per poi tornare più forti di prima?
«No, non ci penso, non voglio farlo, anche se a mente fredda, analizzando certe situazioni, potrebbe anche starci. Ma io confido nei controlli, che sono regolari e mi sembrano seri».