ARISTOFANE Con «Gli uccelli» l’utopia è sconfitta dalla realtà

Fresco vincitore del premio Ubu - il più importante e ambito riconoscimento teatrale italiano - come miglior spettacolo e miglior regia, Gli uccelli di Aristofane approda al Piccolo Teatro di via Rovello dove rimarrà in scena fino a domenica 11 febbraio (maggiori informazioni sul sito www.piccoloteatro.org). Liberamente ispirata alla tragedia del grande drammaturgo greco Aristofane, vissuto più di due mila anni fa ma ancora straordinariamente contemporaneo e attuale, l’opera riprende ed esamina «l’amarezza di chi sa che ogni bel sogno è destinato a finire e a scontrarsi con le leggi implacabili della realtà», come dichiara l’attore Sandro Lombardi, impegnato nel ruolo di Pisetero. Dario Del Corno, che ha curato la traduzione del capolavoro, l’ha definita «la più bella commedia di tutti i tempi», Pier Paolo Pasolini ne ha tessuto le lodi affermando che, con quest’opera, «Aristofane risulta più moderno di ogni moderno».
La storia, rivista in maniera surreale e lirica dall’affiatata coppia Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, regista dello spettacolo, narra le vicende di due cittadini ateniesi, Pisetero ed Evelpide, che, stanchi della loro città, divorata dalla corruzione e sull’orlo di un crollo definitivo, partono alla ricerca di un luogo tranquillo ove trascorrere nell’assoluta beatitudine il resto della loro vita. Nel mondo degli uccelli, un luogo sospeso tra la terra e il cielo, i due protagonisti trovano l’apparente realizzazione della loro grande utopia: un mondo libero da leggi e violenze, una patria dolce e materna. I due, così, si ritrovano alla ricerca, e nella parziale realizzazione, del grande sogno di una società libera e felice, dove gli uomini, riconquistato il rapporto con la natura, possano vivere nel migliore dei mondi possibili. Ben presto, invece, riafforiranno gli istinti primordiali di Pisetero ed Evelpide, nonostante tutto ancora fortemente legati ai piaceri del corpo: non c’è luogo in cui l’uomo, nonostante la conquista della pax, riesca a imbrigliare la sua sete di dominio assoluto. Da questo momento si innesca il processo di corruzione dell’animo umano: nella mente di Pisetero, un tempo viaggiatore utopico e fermo difensore della democrazia, nasce il folle progetto che prevede la costruzione di un’enorme città degli uccelli, Nubicuculia, che lo riconosca capo sovrano e da dove ordisce un inganno ai danni degli dei. Ed è così che il regno, un tempo utopico di Pisetero ed Evelpide, si trasforma a poco a poco nel mondo da cui i due erano fuggiti: un mondo assediato da poetastri e politicanti dediti solamente ai propri interessi e ai propri benefici, a scapito dell’ideale Costituzione del mondo degli uccelli.
La tragedia si conclude quindi con un uomo sconfitto che, ben lontano dal mondo utopico sempre sognato, ha finito per ricreare ciò da cui stava inizialmente fuggendo. «L’attualità di Aristofane emerge in ogni singolo passaggio della tragedia - spiega Lombardi - i temi dell’idealismo, della rivoluzione tradita e di una tragicomica parabola, dall’elevazione alla ricerca della pace al ritorno nelle profondità di un mondo corrotto, sono argomenti quanto mai ricorrenti all’interno della nostra società».