Armani, bene la prima ma ora dovrà vedersela con il sogno di Biella

We have a dream recitava uno striscione di tifosi biellesi venerdì sera al Forum di Assago nella gara 1 di semifinale che ha visto l'Armani Jeans trionfare ancora una volta in volata. Non è dato sapere se i tifosi delle scarpette rosse stasera arriveranno a Biella mostrando messaggi simili, ma di sicuro avranno la speranza di tornare dal Piemonte sul 2-0 e ritrovarsi così a un passo dalla finale. Non sarà però una passeggiata, perché nella sfida inaugurale della serie Biella ha messo in mostra quella caparbietà che già le aveva permesso di sbancare ogni pronostico vincendo nei quarti contro la Lottomatica, anche se coach Bucchi non ci sta a certi discorsi: «Biella è cresciuta molto, è una squadra con tanta qualità, anche in panchina. Sono dell'opinione che nei quarti sia stata l'Angelico a vincere la serie con Roma, non la Lottomatica a perderla».
Per riuscire a stoppare sul nascere le ambizioni di una Biella già al massimo traguardo storico della sua storia, in gara 2 per i biancorossi sarà meglio riuscire a tenere a bada Pietro Aradori, che al Forum ha voluto lasciare il segno in tanti modi: la sua gara è iniziata con l'appoggio sotto canestro che a fine primo quarto ha portato gli ospiti per la prima volta in avanti ed è finita con un ragguardevole fatturato di 15 punti (5 su 5 dal campo) in soli 17 minuti di presenza. Cifre di molto superiori alla sua media stagionale e che la dicono lunga sulla volontà del 21enne ex Olimpia di rivalersi su una società che non ha voluto credere in lui scaricandolo in maniera troppo sbrigativa.
E a proposito di carattere, a Biella i ragazzi di Bucchi dovranno mettere sul parquet quella grinta che a un certo punto ha permesso loro in gara 1 di «ritrovare le energie aumentando l'intensità difensiva», come puntualizzato giustamente dal tecnico dei milanesi. Tralasciando l'aspetto difensivo e concentrandoci su quello realizzativo, per la trasferta in casa dell'Angelico sarà meglio per l'Armani Jeans registrare la mira da fuori l'arco: uno degli errori che hanno rischiato di far partire la serie con il piede sbagliato è stata proprio l'eccessiva frequenza (30 triple provate) e la scarsa percentuale realizzativa (9 a segno, il 30%) con la quale l'Olimpia ha fatto ricorso al tiro dalla distanza, peggiorando una statistica che in regular season indicava il 36,3% di successo.
Di certo, al di là dei particolari tecnico-tattici, come già visto all’esordio la serie si giocherà molto sulla forza fisica e mentale delle due contendenti, giunte alla settima (Biella) e sesta (Milano) gara di playoff in tredici giorni. «Un calendario folle - attacca polemicamente Bucchi - che costringe i ragazzi a giocare ogni due giorni. Una situazione massacrante che penalizza lo spettacolo e diventa anche pericolosa, perché con la stanchezza i giocatori sono meno lucidi e rischiano di farsi male. Noi abbiamo il vantaggio di aver vinto 3-1 con Teramo, ma secondo me non è questo il modo di decidere un campionato, i playoff meriterebbero un altro livello di intensità».