Armani re di abiti e di denari

Il fatturato del gruppo è cresciuto del 10% a quota 1.428 milioni

Laura Verlicchi

da Milano

Giorgio Armani imprenditore si comporta come Giorgio Armani in passerella: raccoglie i meritati applausi, ma i segreti del suo stile non li rivela mai. Ieri ha presentato risultati da record, ma non ha sciolto il dubbio del mercato: si quoterà o no? Una domanda certamente non nuova, ma che lui stesso ha fatto tornare d’attualità nei giorni scorsi, rispondendo al Wall Street Journal, a proposito del futuro del suo impero: «La soluzione migliore forse sarebbe la Borsa». Forse temendo di aver detto troppo, lo stilista si è poi affrettato a precisare di non aver conferito incarichi in questo senso. Tanto è bastato, però, perché si scatenasse la corsa alle ipotesi: ma ieri Giorgio Armani non ha voluto dare credibilità a nessuna.
«Come azionista unico di una società indipendente - ha soltanto dichiarato - mi chiedono spesso i piani per il futuro. La risposta è nelle performance di questa società. Con all’incirca 5 miliardi di euro nelle vendite a livello retail, uno tra i più importanti marchi mondiali, con significative risorse interne che ne finanziano la crescita e una chiara visione per l’espansione basata su una strategia unica di successo che sottende un approccio multi-brand e lifestyle, possiamo guardare al futuro con grande ottimismo e fiducia».
E certamente le performance del gruppo Armani sono di tutto rispetto. Nel 2005 il fatturato netto consolidato è cresciuto al livello record di 1.428 milioni (più 10% sul 2004): stessa crescita per l’Ebitda, a 263 milioni, mentre l’Ebit ha raggiunto i 191 milioni (più 18%). La posizione finanziaria netta resta eccezionalmente solida con un saldo positivo di 443 milioni, dopo investimenti per 104 milioni, dei quali 36 destinati al retail. Non per nulla lo stilista-imprenditore ha sempre affermato che, se dovesse quotarsi, non sarebbe certo per mancanza di liquidità.
Ma quanto potrebbe valere Giorgio Armani in Borsa? Una cifra ufficiale ovviamente non c’è, ma in rapporto alle quotazioni attuali delle società del lusso, si può considerare ragionevole una valutazione fra i 3 e i 4 miliardi di euro per la griffe che divide soltanto con Gucci il primato mondiale di apprezzamento. Ma a differenza del marchio fiorentino, il gruppo Armani si identifica profondamente, a livello stilistico come imprenditoriale, con il suo fondatore. Il quale, a 72 anni, si definisce «un vivace uomo anziano», ma sa bene che il mercato ha bisogno di segnali sulla successione. Non a caso, ieri ha voluto esprimere un «particolare riconoscimento al gruppo dei dirigenti», di cui fanno parte anche i suoi tre nipoti e lo storico coordinatore della linea maschile, Leo Dell’Orco, che lo stesso Armani ha indicato come possibile guida di questa divisione. In futuro, però: Re Giorgio per ora resta monarca assoluto.