Armani riscrive il fascino degli ultimi baroni siciliani

Ma niente coppole o abiti neri: a Milano re Giorgio fa sfilare i colori della sabbia e del sole. Maxiborse per la spesa da Fendi, Calvin Klein fa rivivere il look di Elvis

Milano - La Sicilia vista da un uomo del nord può essere una metafora elegante oppure il luogo comune più pericoloso del mondo. Piacentino di nascita e milanese di adozione, Armani entra nel regno dell'immaginario per rinnovare quella normalità molto speciale che è la sua miglior cifra stilistica. Ecco perché la collezione uomo per la prossima estate che ha sfilato ieri nel teatro di Via Bergognone a Milano davanti alle immagini proiettate dei mosaici di Piazza Armerina, del tempio di Selinunte e di un vulcano che sembra ma non è l'Etna, aveva ben poco in comune con lo stile siciliano Doc rivelato e meravigliosamente reinterpretato nel corso del tempo da Dolce & Gabbana. C'era piuttosto il fascino indolente del Bell’Antonio di Vitaliano Brancati, l'eleganza sublime di un mondo capace di mischiare miseria e nobiltà, la percezione cromatica della terra bruciata dal sole ma rinfrescata dalle acque: uno stile squisitamente armaniano che tratteggia un inatteso Sud.

«Non vedrete né coppole da picciotti né canottiere da pescatore innamorato della Bellucci» aveva infatti promesso il maestro prima di mandare in passerella i suoi magnifici modelli tra cui un nuovissimo gilet dal collo a scialle che sostituisce la camicia ma ne conserva la solennità pur lasciando intravedere con seducente malizia un petto virile muscoloso quanto basta e abbronzato come si deve. «Quella Sicilia è patrimonio di Dolce & Gabbana - conclude - nessuno la può far meglio di loro», conclude.

I due stilisti elegantemente replicano che la Sicilia è di tutti stroncando sul nascere ogni tentativo d'inutile polemica. Infatti la visione dell'isola per Armani è filtrata dal finestrino dell'aereo che lo porta a Pantelleria, ma soprattutto dalle superbe fotografie scattate nell'arco di vent'anni da Michael Roberts. Illustratore di talento (ha lavorato per lungo tempo nel prestigioso mensile letterario The New Yorker) e giornalista molto noto nel fashion system internazionale (oggi è direttore moda e stile dell'edizione americana di Vanity Fair) Roberts ha recentemente ultimato il libro «Shot in Sicily» che verrà pubblicato in settembre dalla casa editrice Steidl.

«Quando l'ho visto me ne sono innamorato: Michael ha saputo catturare l'anima di questa straordinaria regione italiana» confessa lo stilista che ha deciso di dedicare una mostra (aperta al pubblico fino alla prossima domenica) a queste immagini in cui l'estetica del barone Wilhelm Von Gloeden, ritrattista in Sicilia nei primi del '900, si mescola a quella viscontiana per approdare poi nei territori della moda contemporanea. La collezione è tutta così: nuda bellezza della sensualità, un'aria imperiosa e al tempo stesso rilassata, la forza del bianco e nero nelle foto tradotta in moda da una sinfonia di tinte chiare da sempre care ad Armani (tortora, sabbia e il suo inimitabile «greige» che fonde il grigio con il beige) puntualizzate però dai toni della piante mediterranee bruciate dal sole tipo salvia, lavanda ed elicriso. Silvia Venturini Fendi ha scelto invece di lavorare sulla leggerezza a cominciare dai colori di idrogeno e ossigeno. Ma la straordinaria collezione presentata sulla passerella di Fendi aveva inoltre qualche dosato tocco di eccentricità tipo le maglie effetto-velo indossate sopra l'eterno binomio camicia più cravatta e sotto alle impeccabili giacchette «skinny», cioè magre, come moda comanda. Formidabili le grandi borse «Basket» che sembrano grandi cestoni di paglia, ma sono frutto d'intrecci tra pelle, pitone, coccodrillo e chissà quale altro prezioso materiale per comporre con moderna eleganza l'intramontabile logo della maison. Dotate di tasche interne del tutto simili a quelle delle classiche giacche maschili, queste borse saranno di sicuro un must della stagione. Anche Etro propone grandi e desiderabili borsoni da uomo che completano una sofisticata immagine tropicale a cui non mancano colpi di genio tipo mandare le giacche di juta, canapa oppure raffia intrecciata in una torrefazione per prendere il giusto punto di color caffè.